La ristrutturazione edilizia e urbanistica come via per la rigenerazione urbana. Un processo che può, anzi deve, vedere i cittadini come protagonisti delle città e dei quartieri che abitano e vivono. Ne è convinto l’avvocato Beppe Macchione, esperto in materia e consulente per diverse realtà del settore.
Partendo da una esegesi attenta del diritto positivo – in particolare del Testo Unico dell’Edilizia, l’avvocato Beppe Macchione segnala che almeno in quattro norme del DPR 380/2001 è stato fatto riferimento alla “rigenerazione urbana”.
L’art.3, lett.d), sulla ristrutturazione edilizia, con la modifica introdotta dalla legge 120/2020, prevede come contrappeso alla edilizia incrementale la finalità per rigenerazione urbana degli “interventi”.
Vi è poi l’art. 14 (co.1-bis) sul permesso di costruire in deroga, per cui la qualificazione dell’interesse pubblico che sostanzia la deroga possa trovare ragione nelle finalità della rigenerazione urbana.
Vi è poi la nuova disciplina sugli “usi temporanei” (art.24-quater), che fa espresso riferimento a “processi di rigenerazione urbana”, per giustificare la possibilità di un cambio di uso reversibile di immobili.
Infine, l’art.17 sul contributo di costruzione, che contempla una disciplina di favore e di riduzione degli importi – sino al totale abbattimento – sempre quando gli interventi sono collegati ad obiettivi di rigenerazione urbana.
“Ciò nonostante – spiega Macchione -, non si rintraccia a livello di disciplina statale una norma che codifichi i tratti salienti della “rigenerazione urbana”; per questa ragione suggerisco di fare ricorso al prezioso criterio “metodologico” sulla rigenerazione urbana contenuto nella legge regionale pugliese 21/2008 (alla scala urbanistica con i PIRU), trasponendo lo stesso metodo alla scala edilizia.
Ecco che alla mera trasformazione fisica, occorre che sia associata anche una linea di trasformazione immateriale che, sulla base di una proposta partecipativa dal basso che consenta ai cittadini di essere protagonisti nella loro città o nel loro quartiere, e con una attenta valutazione di sostenibilità economica, sociale e ambientale, dia corpo ad interventi di rigenerazione urbana alla più ridotta scala edilizia”.
Un’aspettativa che secondo Macchione sarebbe auspicabile con la nuova legge regionale. “Questo sembra possibile con la legge regionale 36/2023 sulla ristrutturazione edilizia – spiega l’avvocato – che di fatto ha mandato in soffitta il Piano Casa dopo la sentenza della Consulta 17/2023, in quanto ai Comuni viene restituito un potere di pianificazione ancorchè per ambiti circoscritti della citta consolidata, entro i quali definire una serie di valutazioni e di misure che possano dare sostanza a un’idea di rigenerazione urbana per la città.
Si va dalla possibilità di realizzare edilizia residenziale sociale, con quello che ciò comporta in relazione al crescente disagio abitativo nelle nostre città, sino alla cura di programmi di greenig e di paesaggio urbano, con azioni di gestione dei beni comuni affidata a reti di cittadinanza attiva in attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale previsto dalla nostra Costituzione”.
Poi, reimpemeabilizzazione delle porzioni di suoli inutilmente e/o incoerentemente consumate ma anche promozione di azioni e promozioni sul commercio di vicinato, grazie alla previsione di possibile cambio di destinazione di uso negli interventi di demo-ricostruzione con incrementi volumetrici.
Fermo restando, le finalità primarie di contribuire all’efficientamento energetico degli edifici, alla loro accessibilità, alla sicurezza strutturale e antisismica” ha concluso l’avvocato Beppe Macchione.
