Più di 300 persone hanno scelto di immergersi nella storia “nascosta” del borgo rurale di Lamadacqua, a Noci, in occasione dell’ultimo fine settimana dedicato alle Giornate FAI di Primavera. Un’affluenza significativa che ha riacceso i riflettori su un complesso architettonico di eccezionale valore, firmato dagli illustri architetti Plinio e Paolo Marconi, protagonisti della stagione del moderno in Italia.
L’iniziativa, coordinata dalla Delegazione FAI Trulli e Grotte, ha permesso di svelare il legame profondo tra le politiche pubbliche della Riforma Fondiaria e l’architettura di qualità, trasformando per due giorni il borgo in un laboratorio di narrazione territoriale.
Un racconto corale tra storia e territorio
Il successo dell’evento è stato reso possibile grazie a una fitta rete di collaborazioni. Protagonisti assoluti sono stati gli Apprendisti Ciceroni dell’IIS “Da Vinci – Agherbino” di Noci, che hanno guidato i visitatori con narrazioni teatrali e musicali, affiancati dai volontari FAI e dagli architetti Piernicola e Piero Intini, restauratori della Chiesa dell’Assunta.
Il percorso di visita ha offerto diverse chiavi di lettura:
- Architettura e Documenti: Una mostra con i disegni originali dei Marconi e foto storiche ha documentato la nascita del Centro di Servizio.
- Paesaggio in movimento: Una ciclopasseggiata, organizzata con la Cooperativa Jazzile, ha attraversato i paesaggi della riforma agraria.
- Approfondimento tecnico: I focus curati dall’arch. Francesco Giacovelli hanno svelato i dettagli costruttivi e stilistici del complesso.
Il valore del “Servizio Civile” della Bellezza
“Queste Giornate hanno confermato la nostra missione: essere catalizzatori di attenzione sulle potenzialità di un bene,” ha dichiarato Silvia Laterza, Capo Delegazione FAI Trulli e Grotte. “Grazie all’impegno dei volontari e alla sinergia con il Comune e la Chiesa Madre di Noci, questi luoghi sono tornati a essere vissuti e immaginati in nuovi ruoli che li riattivino.”
La riscoperta di Lamadacqua dimostra come anche i siti meno noti del patrimonio rurale pugliese possano diventare poli d’attrazione culturale se inseriti in una narrazione capace di unire competenza scientifica e coinvolgimento emotivo della comunità.

