Bari ha ricordato questa mattina Aldo Moro in occasione della Giornata della memoria delle vittime del terrorismo, nel 48° anniversario dell’uccisione dello statista pugliese, assassinato dalle Brigate Rosse il 9 maggio 1978 dopo 55 giorni di prigionia.

Le cerimonie commemorative sono state promosse dal Comune di Bari in collaborazione con la Federazione dei Centri Studi “Aldo Moro” e con l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.

Il primo momento si è svolto alle ore 10 in piazza Moro, con la deposizione di una corona d’alloro dinanzi al monumento dedicato allo statista. Successivamente, alle ore 11, una seconda corona è stata deposta presso la lapide collocata sulla facciata di Palazzo di Città, in corso Vittorio Emanuele, in memoria di Aldo Moro e degli agenti della sua scorta.

Alla commemorazione hanno preso parte, tra gli altri, il sindaco di Bari Vito Leccese, il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, il prefetto Francesco Russo, il questore Annino Gargano, l’assessore alla Legalità Nicola Grasso e il presidente della Federazione dei Centri Studi “Aldo Moro” Luigi Ferlicchia.

“Onorare tutte le vittime del terrorismo nel giorno in cui ricorre l’anniversario del barbaro assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse non è solo un dovere morale, ma l’occasione per il richiamo ai valori di unità e di rispetto che sono alla base della nostra convivenza civile e che devono essere sempre difesi”, ha dichiarato il sindaco Leccese.

Il primo cittadino ha poi richiamato il profilo umano e politico di Moro, sottolineandone il ruolo nella storia repubblicana italiana.

“È un modo per ricordare non solo Aldo Moro e il suo profilo di statista, docente universitario e figlio di questa terra, che ha dato un contributo straordinario alla nascita della nostra Repubblica. La Repubblica oggi deve molto non solo ad Aldo Moro e agli uomini della sua scorta, ma a tutti coloro che in quel momento hanno difeso i valori alla base della nostra Carta costituzionale”.

Leccese ha evidenziato anche il valore della temperanza, indicandolo come tratto distintivo dell’esperienza politica e personale di Moro.

“Una delle qualità umane di Aldo Moro era la temperanza, una virtù che purtroppo stiamo smarrendo e che soprattutto la politica sta perdendo di vista. Dovremmo invece ispirarci al valore della temperanza, dell’ascolto e della capacità di individuare punti di mediazione”.

Nel corso dell’intervento è stato ricordato anche Peppino Impastato, ucciso dalla mafia a Cinisi lo stesso giorno, il 9 maggio 1978.

“Ricordiamo dunque due figure che, con responsabilità e percorsi diversi, hanno dato un contributo fondamentale alla crescita civile e all’impegno politico del nostro Paese”, ha concluso Leccese.

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