Il comparto agricolo pugliese rappresenta un pilastro dell’economia regionale ma si trova oggi stretto in una morsa complessa. Da un lato c’è l’esigenza di valorizzare prodotti d’eccellenza che trainano l’export, dall’altro pesa l’assenza di infrastrutture adeguate per far fronte ai cambiamenti climatici e all’aumento dei costi di produzione. Il tema è emerso con forza durante un convegno nel corso della Sagra della Ciliegia Ferrovia a Turi, un evento che ha trasceso il suo aspetto folcloristico per trasformarsi in un tavolo di analisi economica.
L’intervento della senatrice di Fratelli d’Italia, Maria Nocco, durante un seminario dedicato alle filiere produttive, ha puntato i riflettori sulle emergenze strutturali del settore. Le sue parole hanno tracciato una diagnosi spietata ma necessaria per chiunque operi nel business dell’agroalimentare in Puglia.
L’emergenza idrica: da problema climatico a freno economico
Il primo e più grave ostacolo alla competitività è l’acqua. “Senza acqua non c’è agricoltura. Senza energia accessibile non c’è competitività. Senza filiere forti non c’è reddito per chi produce” ha dichiarato la senatrice. La sintesi è perfetta. Per un imprenditore agricolo, la risorsa idrica non è una variabile ambientale ma il primo fattore di produzione.
La perdurante siccità che affligge il Sud Italia non può più essere trattata come un’emergenza stagionale. Richiede una pianificazione industriale e infrastrutturale che è mancata per decenni. La senatrice Nocco ha indicato una direzione operativa precisa per la Regione Puglia:
- investire nella costruzione e manutenzione degli invasi;
- modernizzare le reti di distribuzione per azzerare le perdite;
- creare interconnessioni tra bacini diversi;
- incentivare il riuso delle acque reflue depurate per l’irrigazione.
Queste opere rappresentano cantieri vitali non solo per chi coltiva la terra ma per tutto l’indotto dell’edilizia e dell’ingegneria del territorio.
Il delicato equilibrio della transizione energetica
Il secondo fronte aperto è quello energetico. I costi dell’energia elettrica per il pompaggio dell’acqua e per la conservazione dei prodotti (come nel caso delle ciliegie) erodono i margini di profitto delle imprese. La transizione verso fonti rinnovabili è la strada obbligata per abbattere questi costi ma la politica deve governare il processo per evitare distorsioni.
L’impegno sottolineato a Turi è chiaro: le tecnologie verdi devono supportare l’impresa agricola, senza sottrarre terreno fertile alla produzione di cibo per far posto a distese incontrollate di pannelli solari. È una sfida di pianificazione territoriale che chiama in causa amministratori locali e urbanisti.
Il caso studio della ciliegia di Turi: fare rete per competere
Le grandi sfide infrastrutturali si riflettono poi sul prodotto finale. La ciliegia ferrovia di Turi è il simbolo di un’eccellenza che rischia di perdere valore se non viene inserita in una filiera solida e protetta.
Un prodotto di altissima qualità non basta da solo a garantire il reddito se i produttori si presentano frammentati sui mercati nazionali e internazionali. La grande distribuzione organizzata (GDO) impone regole ferree sui prezzi. La soluzione proposta dalla senatrice Nocco è l’aggregazione aziendale. “La qualità c’è. Ora serve fare sistema: produttori, istituzioni e territorio insieme per dare più valore al lavoro agricolo e portare le ciliegie di Turi dove meritano di stare”.
Per i professionisti del settore e per le aziende pugliesi, il messaggio è forte e chiaro. Il futuro dell’agroalimentare non passa solo dai campi ma dalla capacità di costruire infrastrutture, gestire i costi energetici e fare rete commerciale.

