La pianificazione urbanistica è un esercizio complesso, un delicato equilibrio tra la necessità di sviluppo economico, la tutela del paesaggio e le esigenze abitative di una comunità. La Legge Regionale 36/2023, che ha archiviato la stagione del “Piano Casa” in Puglia, rappresenta oggi il principale strumento per la rigenerazione del patrimonio edilizio esistente. Tuttavia, la sua applicazione sul territorio non è un processo automatico ma richiede un’attenta fase di recepimento da parte delle singole amministrazioni comunali, chiamate a individuare gli ambiti di intervento e a chiarire i limiti normativi.
Per fare luce su questi aspetti e presentare le scelte operate sul proprio territorio, il Comune di Acquaviva delle Fonti ha organizzato un incontro pubblico per lunedì 13 luglio 2026, alle ore 17.30, nella Sala Colafemmina del Palazzo Municipale. Un appuntamento cruciale per professionisti, imprese edili e cittadini, che avranno l’opportunità di confrontarsi direttamente con gli amministratori e i tecnici che hanno curato l’istruttoria.
La filosofia della legge: meno consumo di suolo, più valore all’esistente
Per comprendere la portata dell’incontro di Acquaviva, è necessario partire dalla filosofia della Legge 36. La norma regionale segna un cambio di paradigma rispetto al passato, l’obiettivo non è più l’espansione indiscriminata delle aree urbanizzate ma la riqualificazione e il riuso di ciò che già esiste. Si tratta di una visione moderna che mira a ridurre il consumo di suolo, un principio cardine delle politiche di sostenibilità europee.
Per incentivare i privati a investire nel recupero, la legge offre premi volumetrici significativi per interventi di ristrutturazione, demolizione e ricostruzione, applicabili agli edifici legittimi situati nelle zone omogenee B (di completamento) e C (di espansione). Gli incentivi possono arrivare fino al 20% per gli ampliamenti e fino al 35% per le demolizioni e ricostruzioni, un’opportunità considerevole per il settore edilizio. Questo meccanismo mira a stimolare un mercato virtuoso, dove il rinnovamento di un singolo immobile può innescare la riqualificazione di un intero isolato, migliorando la qualità urbana e aumentando il valore del patrimonio immobiliare.
Dal regionale al locale: il ruolo strategico del Comune
La Legge 36, tuttavia, non è un “liberi tutti”, affida ai Comuni un ruolo fondamentale: quello di “arbitri” intelligenti del proprio territorio. Spetta infatti a ogni singola amministrazione perimetrare gli ambiti specifici in cui gli incentivi volumetrici possono essere applicati. Questa autonomia è un’arma a doppio taglio: da un lato, permette di calibrare la norma sulle specificità di ogni contesto urbano, tutelando aree di pregio o indirizzando gli investimenti verso quartieri che necessitano di maggiore rigenerazione; dall’altro, può generare incertezza e disparità applicative tra comuni limitrofi.
L’incontro di Acquaviva serve proprio a questo: a presentare pubblicamente la deliberazione di Consiglio Comunale che adotta il piano di esecuzione della legge. Interverranno il sindaco, l’avvocato Marco Lenoci, l’assessore all’Urbanistica, l’avvocato Angelo Maurizio, e il dirigente dell’Ufficio Tecnico Comunale, l’ingegnere architetto Francesco Berardi. Saranno loro a illustrare le mappe, gli elaborati di analisi e, soprattutto, i criteri che hanno portato a includere o escludere determinate aree dalla perimetrazione.
Le perplessità e i limiti: il nodo del PPTR e delle aree rurali
Se le opportunità sono chiare, le perplessità degli operatori non mancano. Uno dei nodi più complessi riguarda il rapporto tra gli incentivi volumetrici e i rigidi vincoli del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR). La Legge 36 stabilisce che ogni intervento deve essere conforme alle prescrizioni del PPTR e, ove necessario, ottenere le relative autorizzazioni paesaggistiche. Questo significa che, anche in un’area ammessa dal Comune, un progetto potrebbe essere bloccato o ridimensionato in sede di valutazione paesaggistica, creando un potenziale conflitto normativo e un’incertezza per gli investitori.
Un altro limite importante, chiarito dalla norma stessa, riguarda i contesti rurali. Nelle zone omogenee E, tipiche dell’agro di Acquaviva, non è possibile derogare ai limiti di densità edilizia: una scelta volta a proteggere il paesaggio agricolo dalla cementificazione ma che pone interrogativi sulla possibilità di recuperare e riqualificare il vasto patrimonio di edifici rurali esistenti con strumenti analoghi.
L’incontro di lunedì sarà l’occasione per affrontare questi temi, permettendo a tecnici e cittadini di presentare eventuali osservazioni prima dell’adozione definitiva del piano e gli atti sono già depositati presso l’Ufficio Tecnico Comunale per la presa visione. Un passaggio fondamentale di trasparenza e partecipazione, per costruire insieme il futuro di Acquaviva.

