Sabato 19 settembre apre l’89ª edizione della Fiera del Levante, con il claim “Il dialogo parte da Levante – Imprese, popoli e culture al centro del Mediterraneo”. Un titolo ambizioso, che guarda al ruolo storico della manifestazione come ponte tra Bari e il Mediterraneo. La coincidenza tra questa nuova edizione e alcuni dati di fatto, ormai difficili da ignorare, offre l’occasione per una domanda più profonda: cosa rappresenta oggi, davvero, la Campionaria barese?

La fine della funzione originaria

Per decenni, la Fiera del Levante ha rappresentato tre cose insieme: la vetrina delle novità tecnologiche e artigianali, il momento simbolico della ripresa delle attività economiche dopo la pausa estiva, e un appuntamento politico di primo piano, capace di richiamare i vertici del governo nazionale. Tre funzioni che, guardando all’edizione 2026, appaiono ormai in larga parte esaurite.

La funzione di vetrina tecnologica e commerciale ha perso gran parte del proprio significato con l’avvento di internet: oggi le occasioni di scoperta di nuovi prodotti, servizi e innovazioni sono molteplici e quotidiane, gli affari corrono sul web senza bisogno di un appuntamento fisico annuale, e senza i confini geografici che un tempo la Fiera contribuiva a superare.

Anche la funzione simbolica di “ripresa” dell’attività economica dopo la pausa estiva si è progressivamente svuotata di senso: le aziende, specie quelle di dimensioni maggiori e quelle inserite in filiere internazionali, non si fermano più per l’intero mese di agosto, e il calendario produttivo del Paese ha assunto ritmi molto meno legati alla stagionalità che caratterizzava l’economia italiana fino a qualche decennio fa.

L’appuntamento politico che non c’è più

Resta la terza funzione, quella politica, forse la più radicata nell’immaginario collettivo legato alla Fiera del Levante: l’inaugurazione come momento in cui il presidente del Consiglio tracciava, dal palco barese, le linee programmatiche della politica economica nazionale. Anche questa tradizione appare ormai interrotta da tempo. L’ultimo presidente del Consiglio a partecipare di persona all’inaugurazione della Campionaria è stato Giuseppe Conte, nel 2020. Da allora, per quattro edizioni consecutive, i vertici dell’esecutivo hanno disertato l’appuntamento.

Anche quest’anno, come confermato dal presidente della Nuova Fiera del Levante Gaetano Frulli, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni non sarà presente all’inaugurazione di sabato 19 settembre. “Abbiamo ricevuto un comunicato che anticipa che molto probabilmente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni non riuscirà a organizzare l’agenda ed essere presente”, ha dichiarato Frulli, aggiungendo di attendere indicazioni su chi rappresenterà il governo. Una comunicazione che segna, per Meloni, la quarta assenza consecutiva dall’inizio del suo mandato.

Sull’assenza è intervenuto anche il sindaco di Bari, Vito Leccese, che aveva personalmente auspicato la partecipazione della premier in occasione della sua recente visita in città, lo scorso 4 settembre, per la manifestazione al porto dedicata al record di durata del governo. “Purtroppo siamo alla quarta edizione in cui Bari non può avere il saluto del presidente del Consiglio dei ministri”, ha commentato Leccese, definendo comunque questa 89ª edizione come potenzialmente “da primato” per numero di espositori e programma di convegni. Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha invece espresso l’auspicio che un rappresentante del governo possa comunque intervenire per parlare di temi economici, in particolare della prossima Legge di Bilancio.

Un declino simbolico che va oltre Bari

Va detto, per completezza, che la disaffezione dei vertici dell’esecutivo verso le inaugurazioni delle grandi fiere di settore non è un fenomeno esclusivamente barese, né riconducibile a un solo governo: riflette piuttosto una trasformazione più ampia nel modo in cui la politica nazionale sceglie di comunicare e di presidiare il territorio, sempre meno legata a riti istituzionali tradizionali e sempre più orientata verso canali di comunicazione diretta e immediata.

Resta però il dato oggettivo: la Fiera del Levante ha progressivamente perso, una dopo l’altra, le tre funzioni che ne avevano costruito storicamente il prestigio nazionale.

Cosa resta, allora?

Guardando al programma dell’89ª edizione, la risposta a questa domanda inizia a delinearsi con chiarezza. Da un lato, un fitto calendario di convegni, forum e workshop tematici, pensati per favorire il confronto tra imprese, istituzioni e professionisti su temi di attualità economica, sociale e culturale: una funzione di piattaforma di dialogo settoriale, meno spettacolare rispetto al passato ma potenzialmente ancora utile per il tessuto produttivo locale. Dall’altro, una programmazione di intrattenimento sempre più corposa, con l’Area 47 Ovest che ospiterà, nell’arco dei nove giorni, cinque serate di spettacolo: dal Cantatour con i Gipsy Kings all’apertura, fino ai concerti di Al Bano e Raf nelle giornate conclusive, passando per spettacoli comici e format radiofonici itineranti.

A questo si aggiungono gli elementi che negli anni sono diventati parte stabile dell’identità della manifestazione, come la collaborazione con l’Unicef, a cui viene devoluto il 5% del ricavato dei biglietti, e il legame simbolico con la Basilica di San Nicola, la cui statua torna a essere presente nel quartiere fieristico durante i giorni della Campionaria.

Un modello ancora in cerca di equilibrio

Il quadro che emerge è quello di una manifestazione che sta progressivamente ridefinendo sé stessa, spostando il proprio baricentro dalla dimensione commerciale e politica verso un mix di convegnistica specializzata e grande intrattenimento popolare. Una transizione che, in fondo, riguarda molte fiere generaliste italiane, non solo quella barese, chiamate a reinventarsi in un contesto in cui il commercio si è spostato online e l’attenzione della politica nazionale segue logiche diverse rispetto al passato.

Resta da capire se questo nuovo equilibrio, fatto di convegni tematici e serate di spettacolo, sia sufficiente a garantire alla Fiera del Levante un ruolo duraturo nel panorama fieristico e culturale del Mezzogiorno, oppure se rappresenti soltanto una fase di transizione verso un’identità ancora da definire compiutamente. Per ora, la Campionaria numero 89 prova a rispondere a questa domanda con i numeri: oltre 450 espositori commerciali e un programma di convegnistica descritto dagli stessi organizzatori come particolarmente ricco. Sarà l’affluenza dei prossimi nove giorni, più di qualunque dichiarazione, a dire se questa strada sia davvero quella giusta.

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