Si avvia alla conclusione un’estate che molti, tra baresi e osservatori, hanno già definito come una delle più calde degli ultimi decenni, per alcuni versi paragonabile o persino superiore a quella storica del 2003, quando un’ondata di calore eccezionale colpì l’intera Europa. Al di là dei confronti statistici, che avranno un’analisi tecnica approfondita da parte degli enti competenti nei prossimi mesi, resta un dato difficile da contestare: le temperature elevate, prolungate ben oltre i confini tradizionali della stagione estiva, hanno inciso concretamente sulla vita quotidiana della città, sulle sue abitudini sociali e sulla sua economia.

Cosa ha fatto il Comune di Bari

Di fronte a questa emergenza, l’amministrazione comunale, dalla fine di giugno, ha presentato il Piano Caldo 2026, coordinato dall’assessorato al Welfare, alla Giustizia e al Benessere sociale, con l’obiettivo dichiarato di evitare che nessuna persona fragile restasse sola durante i mesi più caldi dell’anno. Il piano ha coinvolto in una rete unica Comune, ASL Bari, Protezione Civile, medici di medicina generale, l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, associazioni di volontariato e numerosi partner privati.

Tra le misure più concrete messe in campo, spicca la creazione dei “Punti Freschi Bari”: una rete diffusa di biblioteche, musei e spazi pubblici climatizzati, aperti gratuitamente nei cinque Municipi cittadini durante le ore più critiche della giornata. A questa si è affiancata la rete “Amici del Fresco”, che ha coinvolto bar ed esercizi commerciali disposti a offrire gratuitamente un ambiente climatizzato e un bicchiere d’acqua a persone over 65, cittadini fragili, persone con disabilità e donne in gravidanza, senza obbligo di consumazione. Il Comune ha inoltre distribuito kit anticaldo attraverso il Pronto Intervento Sociale e le unità di strada e, nei giorni di allerta rossa, ha attivato la distribuzione gratuita di acqua nei luoghi più frequentati della città, tramite la Protezione Civile comunale.

Le azioni sul piano urbanistico

Se il Piano Caldo ha risposto principalmente all’emergenza sociale e sanitaria immediata, il tema della resilienza climatica di lungo periodo si gioca soprattutto sul piano urbanistico. In questo ambito, Bari è coinvolta in progetti di forestazione urbana finanziati con fondi PNRR, insieme alla Città Metropolitana, con l’obiettivo di contrastare le cosiddette isole di calore attraverso interventi di piantumazione diffusa e la promozione delle Nature-based Solutions, ovvero soluzioni progettuali che sfruttano il verde e i processi naturali per rigenerare gli spazi urbani.

Un recente studio scientifico ha inserito proprio Bari tra le dieci città italiane analizzate per valutare gli effetti di una copertura arborea minima del 30% a scala di quartiere, dimostrando come questo obiettivo possa ridurre in modo significativo il carico termico percepito e i rischi sanitari legati alle ondate di calore.

Sul piano concreto, alcuni interventi già in corso in città vanno in questa direzione: i cantieri di riqualificazione urbana, come quello in atto su via Manzoni, prevedono non solo il rifacimento delle pavimentazioni ma anche la messa a dimora di nuove alberature, restituendo progressivamente ombra e permeabilità a spazi che per decenni sono stati interamente pavimentati.

Cosa servirebbe fare, guardando al futuro prossimo

Se le misure attuate finora rappresentano una risposta necessaria all’emergenza immediata, gli esperti concordano su un punto: senza una strategia strutturale di lungo periodo, ogni estate rischia di ripresentare le stesse criticità, in forma sempre più accentuata. Le linee di intervento più accreditate a livello scientifico e urbanistico includono l’aumento sistematico della copertura arborea nei quartieri più densamente edificati, la sostituzione delle pavimentazioni tradizionali con superfici capaci di assorbire meno calore, la diffusione di tetti e pareti verdi, il recupero di superfici permeabili attraverso interventi di depavimentazione e una gestione più efficiente delle acque piovane, in grado di sostenere il verde urbano anche nei periodi di siccità più marcata.

Si tratta di interventi che richiedono tempi lunghi e investimenti significativi ma che appaiono sempre più ineludibili se si vuole evitare che il caldo estremo diventi un fattore strutturale di rischio sanitario e di disagio sociale per la città.

Come cambiano le abitudini dei baresi

Al di là delle risposte istituzionali, il caldo di questa estate ha già modificato, silenziosamente, le abitudini quotidiane di molti cittadini. Sul piano sociale, si osserva uno spostamento delle attività verso le ore serali e notturne, con un cambiamento nei ritmi di frequentazione di piazze, locali e spazi pubblici. Le fasce più fragili della popolazione, anziani in primo luogo, hanno dovuto adattare le proprie routine quotidiane, spesso limitando drasticamente gli spostamenti nelle ore centrali della giornata, con un impatto diretto anche sulla socialità e sul rischio di isolamento.

Sul piano economico, il tema più immediatamente percepito dalle famiglie resta l’aumento della spesa energetica legata all’uso prolungato dei condizionatori, un costo che si somma a un caro-bollette già sentito su altri fronti e che pesa in modo particolarmente significativo sui nuclei familiari a basso reddito, meno attrezzati anche dal punto di vista dell’efficienza energetica delle proprie abitazioni. Sul fronte del lavoro, si moltiplicano le discussioni, non solo baresi ma nazionali, sulla necessità di adattare gli orari delle attività più esposte al caldo, penso ai cantieri edili, all’agricoltura, ai lavori all’aperto, spostando le ore di maggiore intensità lavorativa verso le fasce più fresche della giornata, con implicazioni organizzative non banali per imprese e lavoratori.

Una città chiamata a ripensarsi

L’estate che si avvia a conclusione lascia in eredità una domanda che difficilmente potrà restare senza risposta ancora a lungo: quanto siamo disposti, come città, a ripensare i nostri spazi pubblici, le nostre abitudini e i nostri modelli organizzativi, per affrontare un clima che sembra destinato a proporre, anno dopo anno, condizioni sempre più estreme? Le misure di emergenza messe in campo dal Comune di Bari rappresentano un primo, necessario livello di risposta ma la vera sfida, quella che determinerà la qualità della vita cittadina nei prossimi decenni, si gioca sul piano delle scelte urbanistiche di lungo periodo, quelle capaci di trasformare progressivamente Bari in una città più verde, più ombreggiata e più resiliente al caldo che, con ogni probabilità, non sarà più un’eccezione da raccontare, ma la nuova normalità con cui fare i conti.

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By Gennaro Del Core

Comunicatore e giornalista

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