Una buona notizia per i lavoratori e per l’intero sistema dei trasporti pugliese: il Tribunale di Bari ha omologato il piano di ristrutturazione e gli accordi con i creditori presentati da Ferrovie del Sud Est, evitando così il rischio di fallimento e garantendo la continuità aziendale e occupazionale. È l’ultimo capitolo, per ora positivo, di una vicenda lunga e complicata che parte da lontano e si è intrecciata negli anni con decisioni politiche, giudiziarie e istituzionali.
La vicenda
Nel 2015, per evitare il fallimento dell’azienda pugliese, il Ministero dei Trasporti guidato all’epoca da Graziano Delrio aveva disposto il trasferimento di Ferrovie Sud Est al gruppo Ferrovie dello Stato, accompagnato da un’iniezione di 70 milioni di euro di fondi pubblici. Ma la Corte di Giustizia Europea, chiamata in causa dal Consiglio di Stato, ha in seguito considerato quell’operazione come un “aiuto di Stato” illegittimo, con conseguente cancellazione del trasferimento.
Questa decisione ha avuto ripercussioni enormi: i 70 milioni sono stati azzerati e FSE si è vista costretta a rivedere i propri conti, rinunciando di fatto al contributo pubblico. È nato così un nuovo piano, basato su un fondo rischi interno da 73 milioni di euro e sull’avvio di una procedura di concordato in continuità.
Il nuovo piano di salvataggio
Il nuovo piano approvato dal Tribunale di Bari prevede il conferimento del compendio aziendale e dei lavoratori in una nuova società a responsabilità limitata, la cui nascita è programmata per gennaio 2026. La newco, di fatto, garantirà la prosecuzione delle attività e il mantenimento dei livelli occupazionali.
Secondo quanto riportato, il piano si fonda su una disponibilità di cassa di 196 milioni di euro, di cui 60 già anticipati per i contratti di servizio e 15 vincolati al pagamento di debiti precedenti. Un’operazione dunque che punta a salvare non solo l’azienda, ma anche l’intero sistema di trasporto pubblico su ferro della Puglia e delle regioni limitrofe, mantenendo viva una rete fondamentale per migliaia di pendolari.
I prossimi passi
I creditori hanno ora 30 giorni di tempo per proporre eventuali opposizioni all’omologa del piano. In assenza di contestazioni, il percorso potrà dirsi concluso e si potrà guardare con maggiore serenità al futuro del trasporto regionale.

