La violenza contro le donne non è un’emergenza passeggera, ma un fenomeno strutturale che richiede strumenti giuridici altrettanto solidi. Su questa premessa si fonda l’incontro “Luci e ombre della nuova fattispecie di reato di femminicidio”, settimo appuntamento del Corso per le Competenze Trasversali organizzato dall’Università di Bari in collaborazione con l’APS G.I.R.A.F.F.A. e la Regione Puglia.

L’appuntamento è fissato per martedì 17 marzo 2026 alle ore 15:00, presso la Sala conferenze AQP del Palazzo dell’Acqua. Al centro del dibattito, la portata della Legge 2 dicembre 2025, n. 181, in vigore dal 17 dicembre scorso, che ha introdotto l’articolo 577 bis c.p., rendendo il femminicidio un reato autonomo.


Le voci del confronto

Il tavolo tecnico vedrà la partecipazione di figure di spicco della magistratura e della tutela dei diritti:

  • Paola Di Nicola Travaglini (Consigliera della Corte di Cassazione): Esperta internazionale di stereotipi giudiziari, analizzerà il femminicidio come “atto di dominio, controllo e odio”.
  • Marina Pasqua Cuchetti (Avvocata del CAV “Roberta Lanzino”): Approfondirà i profili controversi della norma e la rottura della “neutralità” del diritto penale.
  • Maria Pia Vigilante (Presidente APS G.I.R.A.F.F.A.): Ragionerà sul rapporto tra legge penale e diritti delle donne, con un focus sulla reciprocità del rispetto.

Una svolta storica e le sue criticità

La nuova legge è stata definita da molti come un intervento di portata paragonabile all’introduzione del reato di associazione mafiosa.

“Per la prima volta il termine ‘donna’ entra nel diritto penale,” sottolinea l’avvocata Marina Pasqua Cuchetti, evidenziando come la norma riconosca alla donna un ruolo di soggetto di diritto autonomo, superando il paradigma classico dei delitti neutri.

Tuttavia, l’entusiasmo per il traguardo legislativo si scontra con la necessità di una prevenzione reale. Come evidenziato dall’avvocata Maria Pia Vigilante, l’apparato sanzionatorio interviene quando la violenza è già stata consumata:

“È una legge delle donne e non per le donne, votata all’unanimità. Tuttavia, l’azione preventiva nelle scuole resta essenziale: la norma punisce quando la donna non c’è più, lasciando ‘orfani speciali’ a vivere un ergastolo del dolore.”

La sfida per le istituzioni

La sfida ora passa nelle mani di chi quella legge deve applicarla. Per la magistrata Paola Di Nicola Travaglini, è tempo che la violenza maschile smetta di essere considerata una “questione privata o familiare” per essere finalmente trattata come uno dei più potenti strumenti di discriminazione vietati dalla nostra Costituzione.

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ViviBari
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