Paolo Panaro interpreta una selezione di novelle dal «Decameron» di Giovanni Boccaccio per la programmazione 2022 del progetto «Teatro Studio» promosso dalla compagnia Diaghilev all’auditorium Vallisa di Bari. Sei le recite, dal 24 al 29 gennaio, alle 21 e domenica 19.

L’anno è il 1348. E a Firenze, la più ricca e potente città d’Europa, infuria la peste nera. Per sfuggire al morbo, sette donne e tre uomini si rifugiano in una villa lontano dalla città. Per distrarsi dai luttuosi eventi, ognuno di loro, per dieci giorni, racconterà una storia al giorno. Ed è grazie a questo “gioco narrativo” che oggi si possono leggere le cento novelle che il Boccaccio mise insieme, incorniciate nel libro di novelle per eccellenza, il «Decameron».

Secondo l’attore e regista Paolo Panaro la straordinaria macchina narrativa di questa raccolta scaturisce direttamente dallo spettacolare evento catastrofico della peste di Firenze. Come mai le novelle, i cui caratteri di compiutezza e armoniosità rivaleggiano con i più grandi capolavori, vengono pronunciate nello sconfortante panorama di una città dove tutto è ormai lamento e lutto, con la popolazione decimata dal morbo e migliaia di cadaveri insepolti per le strade? La ricerca parte, dunque, dalla necessità di dimostrare che, sempre e in ogni luogo, è proprio dal gigantesco dramma della morte che nascono i più significativi e importanti corpus narrativi del patrimonio letterario universale. Più è mostruoso il contesto che dà vita a tali opere, più esse esalteranno il piacere della vita e la necessità di contar storie.

Immerso nell’orrendo scenario della pestilenza, Boccaccio sceglie di raccontare ai sopravvissuti alcune piacevoli novelle nella lingua più nobile e raffinata. Sono passati quasi sette secoli dalla peste di Firenze e gli uomini contemporanei ormai ignorano quanto poco valesse la vita durante i giorni di quelle cicliche epidemie. Tuttavia il generoso gesto letterario di Boccaccio, mentre intorno si scatena l’apocalisse, è per noi tutti di esempio e monito: quell’atto dà garanzia che fino a quando qualcuno continuerà a ‘raccontare’ il mondo sarà salvo.

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