Antonio Decaro è il nuovo presidente della Regione Puglia. Una vittoria attesa, maturata già nei sondaggi e confermata dagli exit poll, che lo proietta al vertice della politica regionale dopo un ventennio speso tra amministrazione locale, Parlamento, Europa e associazionismo istituzionale. Un percorso costruito passo dopo passo, da tecnico prestato alla politica a figura popolare capace di catalizzare consenso trasversale.

Per molti, un “predestinato”, ma anche un amministratore più pragmatico che ideologico, lontano dalle risse di partito, vicino – almeno nel racconto pubblico – ai bisogni delle persone.


La carriera: dall’ingegneria alle istituzioni

Figlio di una tradizione socialista familiare, ingegnere, Decaro inizia come assessore comunale a Bari, poi diventa deputato, quindi sindaco della città per due mandati. Il suo profilo cresce lentamente ma costantemente: presidente dell’Anci durante la stagione renziana, consigliere regionale per un breve periodo, infine eurodeputato di peso, eletto con oltre mezzo milione di preferenze. A Bruxelles guida la commissione ambiente del Parlamento europeo, ruolo in cui – si racconta – costruisce un rapporto solido anche con il vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto.

La dimensione familiare, coltivata con la moglie Katia e le due figlie Giorgia e Chiara, è parte integrante della sua narrazione pubblica. Celebre una frase della figlia maggiore, pronunciata da adolescente: «Mio padre è diventato il padre di tutti».


Il sindaco che ha cambiato Bari

Il decennio da sindaco segna la sua consacrazione. Bari cambia volto: dal capoluogo “di passaggio” alla città turistica in rapida ascesa. Una metamorfosi non priva di contraddizioni – dalla turistificazione ai nodi mai del tutto sciolti tra centro e periferie – ma che porta il capoluogo pugliese stabilmente nelle rotte dei grandi flussi nazionali e internazionali.

Decaro attraversa anche stagioni difficili: la pandemia, durante la quale interpreta il ruolo del sindaco-sceriffo che invita con fermezza e mitezza al rispetto delle regole; le inchieste sulle municipalizzate, che gettano ombre sulla macchina amministrativa; e una notorietà pubblica crescente, amplificata da video e passeggiate che lo ritraggono circondato da cittadini in cerca di un selfie.


Una leadership refrattaria allo scontro

Decaro piace anche ai suoi detrattori per la capacità amministrativa, ma non manca chi lo accusa di rifuggire lo scontro politico. Da presidente dell’Anci evita di alimentare tensioni sull’autonomia differenziata, assumendo una postura istituzionale spesso interpretata come eccessivamente prudente. Renzi lo avrebbe voluto più “politico”, più combattivo. Lui sceglie la via del profilo basso.


La rottura con Emiliano e la nascita del “metodo Decaro”

La frattura con Michele Emiliano, suo storico mentore, è il turning point della sua carriera. Tutto inizia nella primavera 2024, quando una frase infelice del governatore su un vecchio episodio legato alla Ztl di Bari vecchia riaccende tensioni latenti. Decaro smentisce pubblicamente. È l’inizio dello strappo.

L’estate 2025 è la stagione del confronto diretto: “o io o loro”, dice Decaro, puntando l’indice contro Emiliano e Vendola. Ottiene l’allontanamento del primo, non del secondo, per non incrinare gli equilibri della coalizione a livello nazionale.

Nasce qui il “metodo Decaro”: niente più civismo senza confini, via i candidati coinvolti in vicende giudiziarie, stop alle porte girevoli tra destra e sinistra. Una linea che si distingue dal “modello Emiliano” per decisionismo e selettività.

La campagna elettorale, mix di emotività e spettacolo, consolida l’immagine del candidato “vicino”: dallo spot-tassista che invita a non farsi guidare da altri ai karaoke improvvisati, fino al gesto simbolico dell’abbraccio con Emiliano alla vigilia del voto, suggello di una pace da verificare nei fatti.


Vicino: una parola-programma

La prossimità come cifra politica non è solo uno slogan. È anche il titolo del suo libro, «Vicino – Fare politica insieme alle persone», in cui ripercorre oltre vent’anni di carriera riflettendo sul rapporto tra istituzioni e comunità. Un manifesto dell’approccio decariano: pragmatico, emotivo, relazionale.


Scenari futuri: la partita nazionale

Attorno a Decaro si addensano già proiezioni nazionali. Una parte del Pd riformista lo vede come possibile alternativa a Elly Schlein in un futuro congresso. Ma la sfida nazionale è una pagina ancora da scrivere.

Per ora, il nuovo presidente della Puglia deve misurarsi con un compito complesso: governare una Regione che eredita problemi strutturali ma anche una stagione politica lunga e polarizzante. Continuare, rompere, innovare: sarà questo il banco di prova del metodo Decaro.

Lobuono permettendo, inizia ora la sua partita più difficile: quella di un discepolo chiamato ad andare oltre.

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