L’avvocata Angela Lorusso ha approfondito una fattispecie che riporta alla questione, purtroppo sempre attuale, del rapporto che i ragazzi hanno con la tecnologia. In particolar modo, la professionista ha commentato una decisione della Corte di Cassazione che ha confermato l’allontanamento di un giovane dalla propria famiglia perchè, di fatto, “ha contribuito alla deriva educativa del figlio”.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 1832 del 28 gennaio 2025) ha acceso i riflettori su un
tema delicatissimo: l’uso smodato del cellulare da parte di un minore e l’incapacità dei genitori di
porvi un freno possono giustificare l’allontanamento del ragazzo dal nucleo familiare.

La vicenda riguarda un adolescente con gravi difficoltà scolastiche e un uso ossessivo dello
smartphone,
facilitato da un ambiente familiare descritto come “conflittuale e inadeguato”. Il
Tribunale per i Minorenni ha ritenuto che i genitori non solo non abbiano posto limiti efficaci
all’utilizzo dei dispositivi elettronici, ma anzi abbiano contribuito alla deriva educativa del figlio,
con ripercussioni sul suo benessere psico-fisico.

Il ragazzo è stato collocato in una comunità educativa, con divieto assoluto di utilizzo del cellulare e contatti familiari fortemente ridotti. La Cassazione ha confermato integralmente il provvedimento.

La dipendenza da smartphone non è solo un problema scolastico

In Italia, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, oltre il 25% degli adolescenti fa un uso
problematico dello smartphone. Il fenomeno incide negativamente su attenzione, sonno,
rendimento e relazioni sociali.

Se un tempo si parlava di “genitori assenti”, oggi esistono anche genitori complici o inconsapevoli, incapaci di esercitare quella guida educativa necessaria per orientare i figli in un mondo digitale complesso. A complicare il quadro, uno studio OCSE ha rivelato che il 38% degli studenti italiani si sente distratto dallo smartphone durante le lezioni. I dati mostrano una correlazione tra uso limitato del
telefono in classe e migliori risultati scolastici.

Non basta vietare: serve educare

Il divieto di smartphone in aula, recentemente esteso anche alle scuole superiori dal Ministero
dell’Istruzione, è solo una delle risposte possibili. Secondo uno studio pubblicato su The Lancet,
il miglioramento del rendimento scolastico e del benessere mentale dipende soprattutto dall’uso
eccessivo del cellulare a casa, in particolare per l’accesso ai social network.

Il punto centrale è che la tutela dei minori passa anche per una responsabilità digitale condivisa: la scuola da sola non può colmare il vuoto educativo che, in molti casi, ha origine in famiglia.

Una sentenza simbolica (e necessaria)

La pronuncia della Cassazione non deve essere letta come una condanna all’uso della
tecnologia, ma come un monito chiaro: quando il diritto alla crescita equilibrata del minore viene
compromesso da un uso disfunzionale della tecnologia – tollerato o alimentato dalla famiglia – lo
Stato può (e deve) intervenire.

Non si tratta di demonizzare gli strumenti digitali ma di interrogarsi su come, quando e quanto
usarli.
In una società che affida sempre più alla tecnologia la gestione della quotidianità,
educare all’equilibrio è la vera sfida educativa e giuridica del nostro tempo.

Angela Lorusso, avvocata del Foro di Bari

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