Un appuntamento di grande fascino attende il pubblico di Acquaviva delle Fonti venerdì 17 ottobre, alle ore 19.30, nella Sala Colafemmina di Palazzo De Mari, per la 18ª stagione dell’Associazione Colafemmina diretta da Maurizio Matarrese e sostenuta dal Ministero della Cultura, dalla Regione Puglia e dal Comune di Acquaviva delle Fonti.

Il concerto, dal titolo evocativo «Non solo tango», vedrà protagonista l’Ensemble Ellipsis, formazione a organico variabile guidata dal virtuoso oboista Alberto Cesaraccio, affiancato dal violoncellista Fabio De Leonardis e dal chitarrista Livio Grasso. Un trio d’eccezione che accompagnerà gli ascoltatori in un itinerario musicale tra Europa e Sud America, tra eleganza cameristica e ardore tanguero.

Un nome che racconta una filosofia

Il nome dell’ensemble, Ellipsis, si ispira a un’antica figura della retorica musicale, simbolo dell’“interruzione inaspettata di una transizione” e del repentino mutamento di affetto: un concetto che ben descrive la varietà e la profondità emotiva del repertorio proposto.

La prima parte: lirismo e suggestioni contemporanee

Il concerto si aprirà con pagine raffinate del repertorio cameristico, a partire dalla poetica «Aria op. 146» di Mario Castelnuovo-Tedesco, passando per «Amasia» di Laurent Boutros, chitarrista e compositore francese di origini armene che in questa composizione evoca i paesaggi e le memorie della sua terra.
Spazio poi alle atmosfere delicate di Raffaele Bellafronte con il brano «Romantico» e alle creazioni originali di Cesaraccio, come la «Serenade enchantée» e «Bettiriccia», ispirata alla milonga e al tango rurale argentino, dove si fondono nostalgia e vitalità popolare.

La seconda parte: nel cuore del tango

La serata entrerà nel vivo con la «Suite III» di Roberto Di Marino, articolata in quattro movimenti – Milonga, Interludio, Tango, Humoresque – che conducono l’ascoltatore nel cuore pulsante del ritmo sudamericano.
Seguiranno il «Tango» di Bellafronte e un omaggio ai grandi maestri argentini come Angel Villoldo con «El Presumido» e Manuel Aroztegui con «El Apache argentino», per un finale vibrante tra virtuosismo e passione.

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