Il teatro barese torna alle sue radici più profonde con “U Cafè Andìche”, una delle opere più significative firmate da Vito Maurogiovanni, in scena al Teatro Piccinni di Bari venerdì 15 maggio alle ore 21 e sabato 16 maggio alle ore 20. Lo spettacolo è presentato da Puglia Culture nell’ambito della stagione teatrale del Comune di Bari “Umano Collettivo”, organizzata in collaborazione con Puglia Culture.

L’allestimento, diretto da Vito Signorile, rappresenta un omaggio a Maurogiovanni nel centenario della nascita dell’autore, figura centrale nella storia culturale pugliese e voce tra le più rappresentative del teatro in dialetto barese. “U Cafè Andìche”, rappresentato per la prima volta nel 1951 proprio al Teatro Piccinni, è considerato uno dei testi fondamentali della drammaturgia popolare barese, capace di unire lingua, memoria, identità e racconto sociale.

Sul palco ci saranno Totò Onnis e Lucia Zotti, con la partecipazione straordinaria di Nicola Pignataro e dello stesso Vito Signorile. Il cast comprende inoltre Felice Alloggio, Stefano Camposeo, Davide Ceddia, Monica Contini, Gigi De Santis, Benedetta Lusito, Luca Mastrolitti, Brando Rossi, Enzo Sarcina ed Enzo Strippoli. La produzione è del Centro Polivalente di Cultura Gruppo Abeliano, realtà storica del teatro pugliese.

La nuova messa in scena riunisce interpreti legati alla prima storica tradizione dello spettacolo e nuove presenze della scena nazionale, creando un ponte tra generazioni, linguaggi e sensibilità teatrali. Non si tratta dunque soltanto di riproporre un classico, ma di restituirlo al pubblico contemporaneo nella sua forza originaria e nella sua sorprendente attualità.

Ambientato nel cuore della città vecchia, “U Cafè Andìche” racconta il dramma di una famiglia e, insieme, quello di un’intera comunità che si raccoglie attorno a un antico caffè. Quel luogo diventa spazio di incontro, rifugio, confronto e memoria: un piccolo mondo in cui si intrecciano storie personali, conflitti, attese, fragilità e frammenti di vita quotidiana.

Attraverso personaggi vividi e autentici, dal proprietario Giuanne alla carismatica Rosine, fino agli avventori abituali del caffè, Maurogiovanni costruisce un affresco corale della Bari popolare. La lingua dialettale non è semplice colore locale, ma strumento poetico e drammaturgico, capace di restituire il respiro di una comunità, le sue ferite, la sua ironia e la sua dignità.

Nell’opera convivono realismo e sospensione, radicamento popolare e tensione universale. L’antico caffè diventa simbolo di un mondo che resiste, ma che avverte su di sé il peso del cambiamento. La trasformazione sociale contemporanea minaccia luoghi, abitudini e relazioni, mentre i personaggi sembrano muoversi in un’attesa dal sapore quasi beckettiano, sospesi tra ciò che è stato e ciò che sta per scomparire.

Il ritorno di “U Cafè Andìche” al Teatro Piccinni assume quindi un valore particolare. È un rientro simbolico nel luogo in cui l’opera vide la luce per la prima volta, ma anche un’occasione per riscoprire la ricchezza del teatro dialettale come patrimonio vivo, non nostalgico, capace ancora oggi di parlare alla città e alla sua comunità.

Con questo appuntamento, Bari celebra uno dei suoi autori più importanti e riafferma il valore della memoria teatrale come parte essenziale dell’identità collettiva. “U Cafè Andìche” torna in scena non solo come omaggio a Vito Maurogiovanni, ma come racconto profondo di una città, dei suoi luoghi, della sua lingua e delle persone che l’hanno abitata e continuano a riconoscersi nelle sue storie.

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