Bari riscopre una pagina importante della propria memoria cittadina e prova a trasformarla in un nuovo percorso di partecipazione. Domenica 24 maggio, in piazza del Ferrarese, si terrà la Festa del Maggio condiviso, iniziativa promossa dal Municipio I per celebrare la primavera, i frutti della terra e il patrimonio identitario legato allo storico “Maggio di Bari”.
L’evento nasce dal desiderio di riportare all’attenzione della città una tradizione che, soprattutto tra il 1951 e il 1968, contribuì a fare di Bari un luogo di festa, incontro e riconoscimento collettivo. In quegli anni il Maggio di Bari richiamava cittadini, visitatori e realtà culturali da tutto il territorio, con una programmazione ampia in cui fiori, prodotti della terra, spettacoli, musica, arte e iniziative popolari avevano un ruolo centrale.
La manifestazione è stata presentata nella sala ex Tesoreria di Palazzo di Città, alla presenza della presidente del Municipio I Annamaria Ferretti, del direttore provinciale di Coldiretti Pietro Piccioni, di Gigi De Santis, cultore della baresità, e di Felice Giovine, figlio dello storico Alfredo Giovine e fondatore del Centro Studi barese.
La nuova festa non intende semplicemente riproporre il passato, ma avviare un percorso condiviso per immaginare come il Maggio di Bari possa tornare a vivere oggi, con linguaggi e forme adatti alla città contemporanea. L’obiettivo è raccogliere memorie, fotografie, documenti, racconti e, allo stesso tempo, ascoltare cittadini, bambini, comitati di quartiere e realtà culturali per costruire insieme una possibile nuova edizione della manifestazione.
Fondamentale sarà la collaborazione di Coldiretti Puglia e del distretto del Florovivaismo pugliese, che contribuiranno con fiori e frutta di stagione, in particolare per i laboratori rivolti ai più piccoli. Al fianco dell’iniziativa anche UNPLI Pro Loco, che sosterrà la promozione dell’evento.
La giornata si aprirà alle 10.30, negli spazi dell’ex Mercato del Pesce, con l’incontro istituzionale “Campagna amica in fiore”. Interverranno, tra gli altri, Pietro Piccioni, Annamaria Ferretti, l’assessore comunale allo Sviluppo locale Pietro Petruzzelli, Nada Forbici, coordinatrice della Consulta florovivaistica Coldiretti, Fiorenza Pascazio, presidente Anci Puglia, il landscape designer Gianni Birardi, l’architetta paesaggista Melina Tamborrino e Giuseppe Caporale, presidente del distretto florovivaistico regionale. Le conclusioni saranno affidate all’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli e al presidente di Coldiretti Puglia Alfonso Cavallo.
Il pomeriggio sarà invece dedicato alla partecipazione cittadina. Dalle 16 sono previsti momenti di gioco e attività aperte a grandi e piccoli. Alle 17.30 si terrà l’incontro pubblico “Il Maggio di Bari oggi: tradizione, identità e futuro”, con un dialogo aperto tra realtà culturali e rappresentanti dei quartieri. Alle 18.30 spazio ai laboratori partecipativi e ai tavoli di confronto per immaginare il Maggio di Bari nei quartieri, mentre alle 19.30 ci sarà la restituzione collettiva delle idee emerse. La chiusura conviviale è prevista alle 20, con l’invito: “Porta un fiore, un’idea o semplicemente la tua presenza. La primavera è di tutte e tutti”.
Nel corso della presentazione, Annamaria Ferretti ha sottolineato come il progetto voglia recuperare il senso originario della festa, senza limitarne la ripresa a una semplice rievocazione. Per il Municipio I, il nuovo Maggio di Bari dovrà nascere dall’ascolto della città e dalla capacità di coinvolgere generazioni diverse.
Il valore storico dell’antica manifestazione è stato ricordato anche da Gigi De Santis, che ha richiamato alcuni momenti di grande rilievo, come i concerti dell’Orchestra Filarmonica di Vienna diretta da Herbert von Karajan nell’edizione del 1958 e il primo turno eliminatorio di Coppa Davis ospitato a Bari nel 1964.
Con la Festa del Maggio condiviso, Bari prova dunque a riannodare un filo con la propria storia, riportando al centro la primavera, i fiori, la terra, il dialetto, la memoria popolare e la partecipazione. Un primo passo per capire se una tradizione del passato possa diventare, oggi, una nuova occasione di comunità.

