In un’epoca dominata dalla velocità frenetica, esistono angoli di Puglia dove il tempo sembra essersi fermato a quel lontano 1940. A Toritto, nella silenziosa contrada di San Crispino lungo via Cassano, la Pasquetta non è una semplice gita fuori porta, ma un pellegrinaggio dell’anima che profuma di cuoio, farina e mandorli in fiore. Tutto ebbe inizio da un incontro fortuito tra il calzolaio Paolo Devito e un frate; un’immagine sacra ricevuta in dono e una promessa che oggi, giunta alla quarta generazione, continua a risplendere nel candore di una piccola cappella rurale.

L’edicola votiva, con la sua caratteristica facciata bianca e verde, appare ai pellegrini custodita da due alti cipressi dai tronchi imbiancati, quasi fossero sentinelle a guardia di una fede che non conosce rughe. Al suo interno, l’altare semplice accoglie l’immagine dei Santi Crispino e Crispiniano al lavoro, nobilitando il valore dell’artigianato e del sudore quotidiano. Il cuore pulsante della giornata resta la distribuzione del pane benedetto, un gesto di carità antica che trasforma i cesti ricolmi in un simbolo di comunione per l’intera comunità torittese.

C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui questa contrada vibrava per la sfida del palo della cuccagna, con i giovani impegnati a scalare tronchi insaponati per raggiungere premi che allora sapevano di vittoria assoluta: salumi e formaggi locali appesi come trofei. Era l’epoca dei noccellai con i loro profumi tostati, della “bassa banda” che scandiva il ritmo dei passi e dei fuochi pirotecnici che chiudevano la festa con un abbraccio di luce. Oggi, sebbene le abitudini siano cambiate, quel sapore autentico resiste grazie alla cura della famiglia Devito, che invita ogni anno i fedeli alla benedizione del Lunedì dell’Angelo.

Poco distante, la zona di Lago Vecchio offre un altro piccolo miracolo di creatività e spirito: la Grotta Incantata, il celebre presepe meccanico di Pietro D’Elia che continua a incantare generazioni. Scegliere San Crispino per la propria Pasquetta significa dunque allontanarsi dai circuiti più affollati per riscoprire un’eredità fatta di silenzio e gesti lenti. Un’occasione per ricordare che la fede vera nasce spesso da un gesto semplice, come quello di un calzolaio che, ottantasei anni fa, decise di costruire un rifugio per i suoi santi e per la memoria di un intero paese.

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti al canale Whatsapp

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ViviBari
Panoramica privacy

Leggi l'informativa.