Mentre in piazza le fiamme della “fanova” illuminano la notte, c’è un altro fuoco che arde nel cuore di Toritto: quello della devozione privata. Tra le mura di casa Scarangella Savoia, la festa di San Giuseppe non è solo una ricorrenza, ma un’eredità vivente che si tramanda da cinque generazioni, trasformando ogni anno l’abitazione in una vera e propria “chiesa domestica”.
Un’eredità tra ricami e devozione
Tutto ebbe inizio con la trisavola di Mimma Scarangella a Grumo Appula. Oggi, quel seme di fede è diventato una tradizione monumentale.
- Il Quadro Reliquia: Il fulcro dell’altare è un antico dipinto di San Giuseppe, custode di oltre cento anni di preghiere. La famiglia lo venera come una reliquia, legata a episodi ritenuti prodigiosi, come una caduta da due metri rimasta senza danni e una misteriosa lacrimazione avvenuta in un momento di crisi economica.
- Le Mani delle Antenate: L’altare è adornato con tovaglie finemente ricamate a mano dalle donne della famiglia. Ogni punto di ricamo è un legame con il passato, un omaggio a chi ha mantenuto viva la fiamma della fede nei decenni.
Il Rito: dal 18 al 19 marzo
I preparativi iniziano settimane prima, ma è tra la vigilia e il giorno della festa che la casa apre le porte alla comunità:
- La Vigilia (18 marzo): Un momento di raccoglimento e accoglienza. Tra drappi viola e oro, candelabri e fiori freschi, la famiglia accoglie gli ospiti offrendo i piatti della tradizione: ceci alla cenere con biscotti e un sorso di Vermouth.
- La Festa (19 marzo): Il giorno di San Giuseppe è un viavai di fedeli e visitatori. L’aria si riempie del profumo delle pagnotte intrecciate e benedette, mentre la musica della bassa banda entra fin dentro le stanze, fondendo sacro e popolare in un abbraccio festoso.
Un ponte verso il futuro
In un’epoca in cui gli altarini domestici a Toritto sono diventati rarità, la scelta di Mimma Scarangella e dei suoi figli di continuare questo rito assume un valore identitario fortissimo. Non si tratta solo di folklore, ma di un atto di affidamento: la signora Mimma ricorda con emozione come la sospensione della tradizione per soli due anni, trent’anni fa, coincise con prove durissime per la famiglia. Da allora, l’altare non è mai più mancato.
Accanto a San Giuseppe, trova posto anche la statuetta della Madonna di Oliveto Citra, segno di un altro pellegrinaggio e di un’altra protezione ricevuta, a completare un mosaico di spiritualità che oggi i figli della famiglia sono pronti a portare nel futuro.

