C’è un filone del teatro italiano che, da decenni, sceglie di raccontare la storia più recente non attraverso i libri o i documentari ma attraverso il corpo e la voce di un solo interprete sul palco. È il teatro civile, un genere che trasforma la scena in un luogo di testimonianza, capace di tenere viva la memoria di eventi che rischiano, con il passare del tempo, di scivolare nell’indifferenza collettiva. A questo filone appartiene “A come Srebrenica”, monologo scritto e interpretato da Roberta Biagiarelli, che sabato 1 agosto, alle ore 21, sarà in scena al teatro Casa di Pulcinella di Bari, ultimo appuntamento della rassegna “Assud”, proposta dall’associazione Al Nour all’interno del progetto “Le due Bari”, finanziato dal MiC – Direzione Generale Spettacolo.

Un genocidio europeo, a poche ore di volo da noi

Il luglio del 1995 resta una delle pagine più oscure della storia europea recente: a Srebrenica, in Bosnia, le truppe serbo-bosniache compirono un genocidio che costò la vita a 8.372 persone. Uno degli eventi più drammatici del conflitto balcanico, avvenuto sotto gli occhi della comunità internazionale, in un’Europa che si illudeva di aver lasciato alle spalle gli orrori del Novecento.

“A come Srebrenica” ricostruisce quei fatti attraverso cronache, testimonianze e atti processuali, restituendo voce alle vittime dell’eccidio e interrogando la coscienza europea di fronte a un orrore che, come racconta lo spettacolo, fu lasciato accadere. Non un semplice racconto storico, quindi, ma un atto di accusa nei confronti dell’indifferenza e degli interessi di Ragion di Stato che, in quei giorni, giocarono con la vita di decine di migliaia di persone.

Perché la memoria di Srebrenica riguarda ancora l’Europa di oggi

Il valore di spettacoli come questo non si esaurisce nel racconto di un fatto storico circoscritto. “A come Srebrenica” invita a ripensare l’Europa proprio a partire da quella pagina, evitando l’errore di considerare il conflitto balcanico come qualcosa di ormai risolto o lontano nel tempo. Una lezione di memoria che, in un presente segnato da nuove tensioni internazionali, nazionalismi e manifestazioni di intolleranza, assume un significato tutt’altro che archivistico.

Il teatro civile, in questo senso, svolge una funzione che va oltre l’intrattenimento: diventa strumento di educazione alla cittadinanza, capace di raggiungere pubblici diversi, dagli spettatori occasionali agli studenti, passando per chi si occupa professionalmente di diritti umani e relazioni internazionali.

Roberta Biagiarelli, una voce che porta avanti la memoria da oltre 25 anni

Ad interpretare e a portare in scena questo racconto è Roberta Biagiarelli, attrice e autrice, considerata una delle voci più autorevoli del teatro civile italiano. Da oltre venticinque anni porta avanti un lavoro di ricerca e divulgazione che unisce memoria storica, diritti umani e impegno sociale, collaborando con scuole, associazioni e istituzioni culturali, e portando i propri spettacoli anche in contesti formativi e universitari.

“A come Srebrenica” è in tournée dal 1998, un dato che ne fa uno dei lavori più longevi dell’intero panorama del teatro civile italiano. Un percorso lungo quasi trent’anni che testimonia quanto il tema resti ancora oggi urgente, capace di parlare a generazioni diverse di spettatori che, nel frattempo, si sono susseguite nelle platee italiane.

Una narrazione solitaria, tra storia e responsabilità individuale

Lo spettacolo, diretto da Simona Gonella, alterna linguaggio narrativo e documento storico, trasformando la scena in un luogo di testimonianza e di impegno civile. Per oltre un’ora, l’attrice resta sola sul palco, diventando al tempo stesso narratrice e protagonista di una storia in cui memoria storica e riflessione critica sulla responsabilità individuale si intrecciano costantemente.

Un vero e proprio spettacolo-testimonianza, che ricorda le vittime senza limitarsi alla loro commemorazione, ma che punta il dito anche sui carnefici, distinguendo tra aggressori e aggrediti in un racconto che non lascia spazio ad ambiguità morali.

Il teatro civile nelle rassegne estive baresi

L’inserimento di “A come Srebrenica” all’interno della rassegna “Assud” racconta bene come, negli ultimi anni, la programmazione culturale estiva di Bari abbia scelto di affiancare, agli spettacoli più leggeri e agli eventi musicali, anche proposte capaci di stimolare una riflessione più profonda su temi storici e civili. Un equilibrio che arricchisce l’offerta culturale cittadina, offrendo al pubblico occasioni diverse di intrattenimento e approfondimento nello stesso cartellone estivo.

Accessibilità e informazioni

Per questa occasione, lo spettacolo sarà accessibile in Lingua Italiana dei Segni (LIS), a conferma dell’attenzione delle rassegne promosse nell’ambito del progetto “Le due Bari” verso l’inclusività del pubblico. L’ingresso è libero, senza prenotazione, fino a esaurimento dei posti disponibili, sabato 1 agosto alle ore 21, al teatro Casa di Pulcinella di Bari.

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