La riforma della magistratura porta con sé cambiamenti significativi nell’assetto istituzionale e disciplinare dell’ordine giudiziario, puntando a ridisegnare equilibri e responsabilità.
La separazione delle carriere
Il nuovo assetto prevede la distinzione tra carriera giudicante e carriera requirente, superando l’attuale modello unitario previsto dall’articolo 104 della Costituzione. L’obiettivo è separare con chiarezza i ruoli, per garantire maggiore trasparenza ed equilibrio nel sistema.
Due CSM distinti
L’attuale Consiglio superiore della magistratura (CSM) sarà affiancato da due nuovi organi:
- uno per la magistratura giudicante,
- uno per la magistratura requirente.
Entrambi avranno competenze su assunzioni, trasferimenti, assegnazioni e valutazioni di professionalità.
Consiglieri estratti a sorte
I membri dei due CSM non saranno più esclusivamente eletti:
- un terzo sarà composto da membri laici nominati dal Parlamento tra giuristi di chiara fama,
- due terzi saranno invece magistrati estratti a sorte da appositi elenchi.
Un meccanismo che mira a ridurre il peso delle correnti all’interno della magistratura e favorire una maggiore indipendenza.
L’Alta Corte disciplinare
La giurisdizione disciplinare non sarà più affidata al CSM, ma a una nuova Alta Corte disciplinare, composta da 15 membri:
- 3 nominati dal Presidente della Repubblica,
- 3 estratti a sorte tra giuristi individuati dal Parlamento,
- 6 magistrati giudicanti estratti a sorte con almeno 20 anni di attività e esperienza in Cassazione,
- 3 magistrati requirenti, anch’essi con vent’anni di attività e carriera in Cassazione.
Le sentenze dell’Alta Corte non saranno impugnabili, salvo il ricorso in appello davanti alla stessa Corte in diversa composizione.
Tempi e attuazione
La riforma prevede che entro un anno dall’entrata in vigore dovranno essere emanate le leggi attuative, che definiranno nel dettaglio procedure e modalità operative.

