A Bari il confronto promosso da ARPAL Puglia: tra spopolamento, crisi demografica e nuove prospettive, emergono soluzioni che intrecciano qualità del lavoro, formazione e flussi migratori.

L’Italia si prepara a fare i conti con un futuro demografico in forte contrazione. Secondo le proiezioni Istat, la popolazione scenderà dagli attuali 59 milioni a 54,8 milioni nel 2050, per arrivare a 46,1 milioni nel 2080. Entro il 2040, il Paese perderà cinque milioni di persone in età lavorativa, con un calo del 34% stimato dall’OCSE al 2060: uno dei più pesanti tra i Paesi industrializzati.

È su questi numeri allarmanti che si è concentrato l’incontro “Denatalità e/è Lavoro?”, organizzato da ARPAL Puglia presso l’auditorium Digital Lab della Fiera del Levante. Al centro del dibattito, moderato dalla giornalista Maristella Massari, il legame tra denatalità, mercato del lavoro e sviluppo economico, con particolare attenzione al ruolo dell’occupazione femminile, della conciliazione vita-lavoro e dell’immigrazione.

Il direttore di ARPAL Puglia, Gianluca Budano, ha lanciato un allarme sulle conseguenze dello spopolamento, aggravato dall’emigrazione giovanile: «Il rischio del blocco produttivo delle imprese passa dalla denatalità e dalla fuga dei nostri giovani. Una soluzione è l’utilizzo dei corridoi lavorativi e dei tirocini extra-Ue, per attrarre manodopera qualificata e rispondere alle esigenze produttive».

Sulla stessa linea, il demografo Alessandro Rosina (Università Cattolica di Milano) ha sottolineato come la crisi demografica italiana sia una delle più gravi in Europa: «Occorre trasformarla in un’opportunità, ripensando il modello sociale e puntando su qualità e sostenibilità. I giovani italiani hanno le stesse potenzialità dei coetanei europei, ma serve un contesto che li supporti».

Dal canto suo, Silvia Pellegrini, direttrice del Dipartimento Politiche del Lavoro della Regione Puglia, ha posto l’accento sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro: «Serve potenziare la formazione, soprattutto quella professionalizzante come ITS e corsi brevi, per evitare che i giovani lascino la Puglia. Solo così si può ricostruire un circolo virtuoso tra lavoro, cittadinanza e democrazia».

Infine, Gianpietro Losapio, direttore generale del Consorzio Nova, ha rimarcato l’importanza dell’immigrazione come risorsa: «I corridoi lavorativi permettono l’arrivo in Italia di lavoratori formati, pronti a contribuire alla crescita economica e sociale del Paese».

Il quadro che emerge è quello di una sfida complessa, che intreccia politiche del lavoro, strategie di inclusione e nuove forme di sostenibilità. Una sfida che, secondo ARPAL Puglia, non può più essere rimandata se si vuole garantire al Paese un futuro di crescita e coesione sociale.

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ViviBari
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