Un 25 novembre diverso, pensato per mettere al centro le storie delle donne che hanno trovato il coraggio di salvarsi. È quello organizzato dall’Associazione Nazionale Magistrati – sezione di Bari, dal Comune di Bari e dall’APS G.I.R.A.F.F.A., che quest’anno sceglie l’Aula della Corte di Assise come luogo simbolico per un confronto diretto tra giustizia, scuole e società civile.
Gli studenti portano in tribunale la voce delle donne
Protagonisti dell’iniziativa saranno gli studenti e le studentesse dell’Università di Bari e di numerosi istituti scolastici cittadini. Nel cuore del palazzo di giustizia, le loro letture e riflessioni daranno vita alle testimonianze delle donne che si sono rivolte al CAV Paola Labriola per sfuggire alla violenza e riprendere in mano la propria vita.
“Oltre il processo – La cultura del rispetto e del consenso” è il titolo scelto per l’evento, che si terrà martedì 25 novembre nell’Aula della Corte di Assise.
All’appuntamento interverranno:
- Antonella Cafagna, presidente ANM Bari
- Maria Pia Vigilante, presidente APS G.I.R.A.F.F.A.
- Paola Romano, assessora alle Culture del Comune di Bari
- Salvatore D’Aluiso, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bari
- Katia Di Cagno, presidente Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati
- Giuseppe Gatti, procuratore aggiunto di Bari
Insieme, istituzioni, scuole e centri antiviolenza ribadiranno l’urgenza di una cultura fondata su rispetto, consenso, educazione affettiva e prevenzione, perché – come ricordano gli organizzatori – “in tribunale si arriva quando è troppo tardi”.
La giornata: arte, testimonianze e riflessioni
Il pomeriggio si aprirà alle 14.00 con lo svelamento dell’opera “VALORI IN CORSO” dell’artista Cisky, collocata nell’androne del Tribunale penale. Al centro, un paio di scarpe rosse, simbolo universale della memoria delle vittime di femminicidio.
Alle 14.30, nell’Aula della Corte di Assise, saranno lette le storie selezionate dalle operatrici del CAV Paola Labriola. Interverranno ragazze e ragazzi provenienti da diversi istituti baresi: Panetti, Giulio Cesare, Socrate, Quinto Orazio Flacco, Salvemini, De Nittis–Pascali, la Scuola Media Modugno e l’Università Aldo Moro.
Le voci degli orfani di femminicidio
Momento particolarmente intenso sarà l’intervento di Damiano Rizzi, psicoterapeuta, fondatore della Fondazione Soleterre e fratello di Tiziana, uccisa nel 2013 dall’ex marito. Rizzi ha adottato il nipote e da anni raccoglie testimonianze degli orfani di femminicidio, quasi duemila in Italia.
Accanto a lui, due orfani “speciali”:
- Daniela De Sario, figlia di Caterina Susca, uccisa nel 2013
- Pasquale Guadagno, figlio di Carmela Cerillo, uccisa nel 2010, protagonista del libro Figli di nessuno
Le loro storie metteranno in luce ciò che Rizzi definisce “l’ergastolo del dolore”, vissuto da chi resta e spesso non trova adeguato sostegno dallo Stato.
Prevenzione, cultura del rispetto e responsabilità collettiva
“Abbiamo invitato i giovani in Tribunale perché questo è il luogo dove la giustizia penale si occupa della repressione dei reati di genere – spiega Antonella Cafagna, presidente ANM Bari – ma la vera prevenzione passa dalla cultura del rispetto e del consenso, strumenti fondamentali per riconoscere e contrastare la violenza prima che sia troppo tardi”.
Un concetto ribadito anche da Paola Romano, assessora alle Culture: “La violenza di genere attraversa tutti e tutte. Per cambiare serve partire dai più giovani, con una vera educazione all’affettività e alla sessualità, come indicato dall’OMS, ma ancora assente nel nostro Paese”.
I numeri della violenza: più denunce, più richieste di aiuto
I dati nazionali mostrano un aumento delle denunce e una diminuzione della remissione delle querele. Cresce il numero di donne che trovano la forza di affidarsi ai centri antiviolenza. Il CAV Paola Labriola conferma il trend: 195 richieste d’aiuto e 98 donne prese in carico nel 2024, oltre a quelle già seguite.
“Quest’anno vogliamo parlare di tutte le declinazioni della violenza maschile – sottolinea Maria Pia Vigilante, presidente APS G.I.R.A.F.F.A. – e farlo insieme agli studenti, uscendo dai luoghi dove ancora si fatica ad accogliere le operatrici dei CAV. Gli orfani di femminicidio ci ricordano quanto lo Stato sia ancora carente nel sostenerli, nonostante la legge 4/2018”.
Conclusione
L’iniziativa di Bari per il 25 novembre rappresenta un messaggio forte: la lotta alla violenza contro le donne non può limitarsi alla repressione, ma deve partire dalla prevenzione culturale, dall’educazione e dall’ascolto. Portare i giovani in tribunale significa renderli parte attiva di un cambiamento necessario, affinché la giustizia non arrivi sempre troppo tardi.

