Il 2 aprile ricorre la Giornata mondiale della consapevolezza sull’Autismo. Un appuntamento per richiamare l’attenzione sui diritti delle persone nello spettro autistico, istituita dall’Onu nel 2007. Una celebrazione caratterizzata dal gesto simbolico di molte istituzioni che illuminano di blu un monumento.
Vito Spadavecchia è il delegato del sindaco della Città Metropolitana di Bari, Antonio Decaro, alle attività di coordinamento tra i comuni dell’area metropolitana per le politiche di promozione dell’accessibilità urbana e tutela dei diritti delle persone con disabilità.
In una nota ha evidenziato che dietro la luce blu spesso rimangono zone d’ombra. “Per me che vivo in prima persona questa come la tredicesima giornata della consapevolezza posso affermare con certezza che la consapevolezza sull’autismo è ancora scarsa e l’inclusione sociale rimane un traguardo lontano. Nella provincia di Bari, centinaia di nuove diagnosi di autismo vengono fatte ogni anno, numeri che sottolineano l’importanza di questa condizione e la necessità di non trascurarla. L’autismo non è solo una sfida per il sistema sanitario e scolastico, ma richiede un impegno condiviso da parte di tutta la comunità per migliorare la qualità della vita delle persone con autismo e delle loro famiglie.
Un tema non solo sanitario ma anche culturale, sottolinea ancora Spadavecchia: “Le istituzioni devono promuovere la sensibilizzazione e la formazione sul tema dell’autismo, mentre le comunità devono essere aperte a rispondere ai bisogni di queste persone. Nel 2024 siamo ancora lontani dall’attuare progetti di vita personalizzati per le persone con autismo, coordinati tra enti locali, scuole, famiglie e il terzo settore. Dobbiamo ricordare che dietro ogni disabilità c’è un cittadino con diritti fondamentali, dalla salute all’istruzione al lavoro”.
Infine, in vista delle prossime elezioni comunale di Bari, il delegato del sindaco ha rivolto un appello ai candidati e al futuro primo cittadino di Bari: “Chiedo di chiarire quale priorità sarà data all’autismo nel programma politico. Le famiglie non hanno bisogno di inutili consulte e tavoli, dove prevalgono i protagonismi delle singole associazioni, ma vogliono sapere se si promuoverà una vera azione di sistema o se ci si limiterà, come spesso accade, a piccoli progetti senza una vera presa in carico, conforme all’attuale quadro normativo sulla disabilità (legge delega disabilità). Questo cambio di passo e di prospettiva non è più derogabile”.
