Il dibattito sull’accesso all’abitazione in Puglia si è arricchito nelle scorse settimane di un contributo tecnico presentato da Confabitare – Area Metropolitana di Bari, l’associazione dei proprietari immobiliari, in occasione del confronto istituzionale sul Disegno di Legge n. 76 del 19 maggio 2026, che propone modifiche alla Legge Regionale 1° dicembre 2017, n. 49. Il documento, indirizzato al presidente della IV Commissione Consiliare Permanente e a tutti i consiglieri regionali, porta le firme del presidente Nino Giorgio e del delegato di settore Andrea Rubino.

Un obiettivo condiviso, un metodo da verificare

Confabitare parte da una premessa di apertura: l’associazione dichiara di condividere pienamente l’obiettivo del provvedimento, ovvero ampliare la disponibilità di case per la locazione residenziale e affrontare il problema dell’accesso alla casa, che riguarda famiglie, giovani e lavoratori. Il punto di frizione non è dunque il fine della norma, ma la sua premessa causale: il testo del DDL, nella relazione che lo accompagna, ipotizza un legame tra la crescita delle locazioni brevi e la contrazione dell’offerta di alloggi destinati ai contratti ordinari. Secondo l’associazione, questa correlazione andrebbe dimostrata con dati oggettivi prima di tradursi in norme restrittive, perché un mercato immobiliare complesso — fatto di fiscalità, sicurezza giuridica dei contratti, condizioni economiche delle famiglie, dinamiche demografiche e turistiche — non può essere ricondotto a un’unica causa.

I numeri messi sul tavolo

A sostegno della propria tesi, Confabitare richiama alcuni dati ufficiali. Il patrimonio abitativo pugliese, secondo l’ISTAT, supera i 2,3 milioni di abitazioni: circa 1,69 milioni risultano occupate, mentre oltre 690mila non sono utilizzate. A fronte di questo scenario, gli immobili registrati per le locazioni brevi attraverso la Banca Dati delle Strutture Ricettive regionale sarebbero circa 44.800, una quota che l’associazione stima inferiore al 2% del patrimonio complessivo. Un rapporto simile emergerebbe anche a livello comunale: a Bari, su oltre 165mila unità abitative censite, più di 25mila risulterebbero non utilizzate, a fronte di una incidenza contenuta delle locazioni brevi registrate.

Da questi numeri, Confabitare trae la propria conclusione centrale: la disponibilità di immobili sfitti o non utilizzati rappresenta un fenomeno quantitativamente assai più ampio rispetto al segmento delle locazioni brevi, e non sarebbe quindi corretto attribuire a quest’ultimo la responsabilità principale della carenza di alloggi per la locazione ordinaria.

Le vere cause della contrazione dell’offerta, secondo l’associazione

Il documento individua altrove le ragioni per cui molti proprietari scelgono di non destinare i propri immobili ai contratti di lungo periodo. Tra i fattori elencati figurano l’incertezza sui tempi di rilascio dell’immobile alla scadenza del contratto, il rischio di morosità dell’inquilino, la lentezza delle procedure di recupero e dei contenziosi, oltre a una percezione diffusa di squilibrio della disciplina normativa rispetto alle esigenze attuali del mercato. Per l’associazione, la scelta di molti piccoli proprietari — spesso famiglie che dispongono di un immobile frutto di risparmi o di un’eredità — di non affidarsi alla locazione ordinaria non nasce da intenti speculativi ma da una valutazione del rischio economico e gestionale legato al contesto normativo esistente.

Proprietà privata e interesse pubblico: un equilibrio da costruire

Il contributo richiama i principi costituzionali di riferimento: l’articolo 42 della Costituzione, che riconosce la funzione sociale della proprietà privata, e l’articolo 41, che tutela la libertà di iniziativa economica. Secondo Confabitare, questi principi impongono che eventuali limitazioni alle locazioni brevi siano motivate da esigenze effettive, proporzionate e fondate su dati verificabili, evitando che il singolo proprietario si trovi a sostenere responsabilità che spetterebbero invece alle politiche pubbliche di edilizia residenziale.

Sul piano applicativo, l’associazione segnala anche il rischio di una regolamentazione comunale frammentata: con 257 Comuni pugliesi dalle caratteristiche molto diverse, l’attribuzione di poteri regolatori differenziati agli enti locali potrebbe generare disomogeneità normativa, incertezza per cittadini e operatori e un aumento degli adempimenti burocratici.

Le proposte di Confabitare

Il documento si chiude con quattro linee di intervento suggerite alla Regione: rafforzare le politiche abitative pubbliche, recuperando il patrimonio inutilizzato e potenziando l’edilizia residenziale pubblica; incentivare la locazione ordinaria attraverso agevolazioni fiscali, garanzie contro la morosità e procedure più rapide di tutela del proprietario; mantenere per le locazioni brevi un quadro normativo equilibrato, che le disciplini e controlli senza introdurre restrizioni generalizzate prive di adeguata dimostrazione di necessità; qualificare l’offerta turistica puntando su sicurezza, rispetto delle norme urbanistiche e tutela del patrimonio storico.

Il presidente Di Confabitare Bari, Nino Giorgio, e il delegato di settore, Andrea Rubino, commentano: “Coinvolgere e legare gli affitti brevi e il successo del turismo, attribuendone la causa per l’emergenza abitativa, è un errore e porta danni all’economia. Occorre analizzare bene i dati ufficiali, discutere con tutte le parti coinvolte e prendere i giusti tempi per una legge equilibrata“.

Turismo e rigenerazione urbana: il caso di Bari Vecchia

Un passaggio significativo della memoria è dedicato al ruolo che le locazioni brevi avrebbero avuto nel recupero dei centri storici, portando come esempio Bari Vecchia: un quartiere che, dopo decenni di marginalità sociale ed economica, avrebbe beneficiato anche del contributo delle attività turistiche regolari per la propria riattivazione commerciale e urbana. Più in generale, l’associazione sottolinea come il turismo rappresenti oggi una filiera economica che coinvolge migliaia di imprese e lavoratori — dalle imprese di pulizia ai property manager, dai consulenti fiscali agli artigiani — e che un intervento limitativo su un singolo segmento dell’offerta ricettiva rischierebbe di produrre effetti negativi sull’intero sistema economico regionale.

Conclusione

Nella sua memoria, Confabitare non contesta la necessità di affrontare l’emergenza abitativa in Puglia, ma chiede che il DDL 76 fondi le proprie misure su un’analisi statistica solida, distinguendo le correlazioni apparenti dai reali rapporti di causa-effetto. La posizione dell’associazione è che la soluzione al problema della casa non passi da nuovi vincoli alla proprietà privata e alle locazioni brevi, bensì da un rafforzamento delle politiche pubbliche — edilizia residenziale, recupero del patrimonio inutilizzato, incentivi alla locazione ordinaria — capace di intervenire sulle cause strutturali del fenomeno, senza contrapporre il diritto all’abitazione allo sviluppo turistico del territorio.

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