Dal 24 aprile al 9 maggio, la galleria barese ospita l’antologica dell’artista gioiese. Un viaggio tra dettagli botanici, luci del Sud e la forza rigeneratrice dell’arte.

L’arte come rifugio, come liberazione e, infine, come rinascita. La SanGiorgioArte gallery di Bari (Via Sparano 79) si prepara ad accogliere, da venerdì 24 aprile a sabato 9 maggio 2026, la mostra personale di Francesca Orfino.

Nata a Gioia del Colle nel 1955, la Orfino porta in scena un percorso creativo iniziato a soli 17 anni e nutrito da una scelta coraggiosa: abbandonare la sicurezza del lavoro dipendente per inseguire quel profondo senso di libertà che solo il cavalletto sapeva regalarle.

L’estetica del dettaglio: oltre il paesaggio

Sebbene il suo repertorio includa paesaggi profondissimi che evocano orizzonti senza fine, il vero cuore della poetica di Francesca Orfino risiede nel dettaglio. La sua non è una natura costruita in studio, ma un’imitazione istintiva e innamorata del reale.

  • L’occhio microscopico: Una foglia, una crepa nel legno o un fiore che spacca la roccia diventano i protagonisti assoluti, catturando l’emozione del momento.
  • Le Stagioni dell’anima: L’artista predilige le atmosfere autunnali, i rossi caldi e la luce densa che avvolge le nature morte.
  • Meridionalità vibrante: Nelle sue tele esplode la Puglia: dai fichi spaccati ai girasoli prorompenti, ogni soggetto è investito da un sole del Sud che dona un’anima anche agli oggetti inanimati.

L’arte come luce nelle tenebre

La mostra non racconta solo un’evoluzione stilistica, ma anche una vicenda umana di grande resilienza. Francesca Orfino ha trasformato gli ostacoli — dalla mancata formazione accademica alle sfide del mercato — in punti di forza. La pittura è stata per lei lo strumento per attraversare il dolore e approdare a una nuova serenità.

Come scriveva Francesco Lana a proposito di Caravaggio, il pennello della Orfino “inanimisce” gli oggetti, restituendo loro un soffio vitale che oggi parla di una donna forte, i cui occhi sono profondi come quel mare che spesso appare, immenso, nelle sue opere.

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ViviBari
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