Non è solo un documentario, ma un manifesto per l’Italia dei margini. Lunedì 23 marzo 2026 alle ore 19:30, il Multicinema Galleria ospiterà l’anteprima di “Ritorno al tratturo”, opera scritta e diretta da Francesco Cordio con la partecipazione straordinaria di Elio Germano. Il film viene presentato nella sezione “Per il cinema italiano” della 17ª edizione del Bif&st, il Bari International Film & TV Festival.

Al termine della proiezione, il regista e i produttori incontreranno il pubblico per un dibattito (Q&A) su un tema che riguarda il 60% del territorio nazionale: la sopravvivenza e il rilancio delle aree interne.

Il Molise come metafora dell’Italia “lenta”

Girato interamente tra le province di Isernia e Campobasso, il film segue Elio Germano — attore di origini molisane — lungo gli antichi sentieri della transumanza. Accompagnato dal ricercatore Filippo Tantillo e dalla community manager Silvia Di Passio, Germano attraversa i borghi di Frosolone e Pietracupa, dando voce a chi ha scelto di restare: contadini, librai, studenti e piccoli imprenditori.

Il titolo gioca per contrasto con il cult Ritorno al futuro di Zemeckis: qui il viaggio non è verso la tecnologia spinta, ma verso una dimensione più umana e sostenibile, unica alternativa allo spopolamento che minaccia oltre la metà dei comuni italiani.

I numeri di un’emergenza sociale

Il documentario solleva questioni politiche urgenti, supportate da dati significativi:

  • Popolazione: Le aree interne ospitano solo il 20% della popolazione italiana su oltre metà della superficie nazionale.
  • Comuni: L’85% dei borghi coinvolti ha meno di 5.000 abitanti.
  • Risorse: Il film analizza la gestione dei milioni di euro stanziati tra PNRR e fondi europei per colmare i gap nei servizi essenziali (sanità, scuola e trasporti).

La colonna sonora: il vento del cambiamento

Ad accompagnare le immagini è il brano “Vento”, scritto da Luca Bussoletti e Leonardo Polla De Luca, interpretato da Lavinia Mancusi. La canzone, disponibile su tutte le piattaforme dal 13 marzo, simboleggia la forza che attraversa i territori solitari lasciando dietro di sé consapevolezza anziché abbandono.

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ViviBari
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