Le lancette della storia criminale barese tornano a girare all’indietro per raccontare il tramonto di un’epoca. Domani, sabato 18 aprile, il Teatro AncheCinema ospita “Bossolo”, spettacolo scritto, diretto e interpretato da Antonio Palumbo.

Un’opera che non si limita alla cronaca nera ma scava nel terreno antropologico e sociale dove, tra i vicoli del Borgo Antico, sono germogliate le radici di una malavita “romantica”, oggi tragicamente soppiantata da logiche più feroci e impersonali.

Dal profumo del ragù alle sirene della Polizia

La narrazione si snoda attraverso due piani temporali speculari:

  • L’alba (1964): Una domenica d’estate a Bari Vecchia. Il profumo del ragù, una radio accesa e una madre che tenta di svegliare un figlio pigro. È l’istantanea di un’innocenza ancora intatta.
  • Il tramonto (trent’anni dopo): Quel bambino è diventato un boss. Lo ritroviamo nel suo studio, dietro una scrivania, mentre il ticchettio di una macchina da scrivere in commissariato ne redige la fine. Un morto a terra e il suono delle sirene segnano l’epilogo di un’esistenza giocata sull’azzardo.

Antonio Palumbo: un autore tra palcoscenico e realtà

Con “Bossolo”, Palumbo ha saputo conquistare la critica sin dal 2004, vincendo premi prestigiosi come Schegge d’Autore e ricevendo la menzione d’onore al Premio Fondi La Pastora. L’autore, oggi docente di regia presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, conferma la sua capacità di leggere l’anima della città, già dimostrata con il docufilm cult “Varichina” (finalista ai Nastri d’Argento 2017) e il recente successo di “Nicola, Cozze Kebab e Coca Cola”.

Un colpo di scena finale

Lo spettacolo promette di tenere il pubblico con il fiato sospeso fino all’ultimo secondo, grazie a un intenso colpo di scena che ribalta le prospettive sulla vita dell’indiziato. “Bossolo” non è solo la storia di un criminale, ma una riflessione sulla scelta, sul destino e sulla trasformazione di una città che ha cambiato pelle troppo in fretta.

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ViviBari
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