Un doppio appuntamento musicale animerà domenica 7 dicembre, a partire dalle ore 20, il Palazzo del Mutilato, grazie all’iniziativa promossa dall’associazione Vitainmoto nell’ambito del festival “Le terre di dentro”. Una serata pensata come incontro tra culture, linguaggi sonori e forme artistiche, che unisce musica, narrazione e partecipazione civile.

Paolo Bianchi, una voce che racconta vite

A inaugurare la serata sarà Paolo Bianchi, artista dalla voce duttile e intensa, capace di trasformare ogni canzone in un frammento di biografia. La sua proposta si fonda sull’idea del concept album inteso come forma narrativa unitaria: un percorso in cui ogni brano dialoga con il successivo, tessendo un racconto coerente e intimo che, pur partendo da esperienze personali, trova una risonanza universale.

Nelle sue interpretazioni, la voce diventa strumento di memoria e visione, capace di attraversare sentimenti, ricordi e immagini, trasformando la dimensione individuale in un racconto collettivo. Bianchi mantiene un forte legame con la tradizione cantautoriale italiana, pur aprendosi alle nuove possibilità offerte dai linguaggi digitali. La sua ricerca integra infatti elettronica, suggestioni visive e interazioni con i media contemporanei, in un equilibrio costante tra radici e innovazione.

Dj Kiace e il collettivo Sonido Estelar: vibrazioni elettroniche e radici afro-latine

A seguire, il ritmo della serata cambierà volto con il set di Dj Kiace, che proporrà una miscela di dub, ambient e dubstep intrecciata a atmosfere cosmiche. Il dj sarà accompagnato dal Sonido Estelar Colectivo, un progetto musicale e culturale nato dall’incontro di artisti con background differenti, uniti dal desiderio di far dialogare tradizione e sperimentazione.

Il collettivo vede insieme Peter e Mike (già noti per Jungle2Jungle), il cantante e polistrumentista Zam El Caribbean, portatore delle radici colombiane e caraibiche, e Marco Buonamico, che intreccia suggestioni messicane e italiane. Su questa base, Dj Kiace costruisce un’architettura elettronica che non si limita a rievocare la cumbia tradizionale, ma la reinventa attraverso una trama sonora contemporanea.
Il risultato è una performance ibrida, attraversata da percussioni, gaita, voce e pulsazioni elettroniche che creano un paesaggio sonoro sospeso tra ritualità antica e modernità.

Musica come incontro e solidarietà

L’iniziativa si propone come ponte tra cultura e solidarietà, legando la forza dell’arte alla causa palestinese e promuovendo un contesto di comunità, condivisione e partecipazione civile.

L’ingresso è gratuito, a conferma della volontà di rendere la serata un momento aperto a tutti, inclusivo e partecipato. Una festa collettiva che attraversa generi, esperienze e visioni, trasformando la musica in spazio di dialogo e incontro.

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ViviBari
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