Bari saluta Ettore Buccero, avvocato e protagonista della stagione politica degli anni Novanta. Nato nel 1938, Buccero è scomparso il 15 dicembre 2025, lasciando un segno riconoscibile tanto nel foro barese quanto nella destra cittadina e nazionale.

Avvocato di lungo corso, era stato consigliere segretario dell’Ordine degli avvocati di Bari, incarico svolto con rigore istituzionale e attenzione alla comunità professionale. Parallelamente, aveva costruito un percorso politico iniziato in gioventù, quando l’impegno militante lo portò a essere attivo nel Fronte della Gioventù e nel FUAN, il sindacato universitario della destra, di cui amava ricordare le battaglie e le stagioni formative vissute all’Università di Bari.

Nel solco della tradizione nazional-popolare, Buccero fu vicino alle posizioni di Pino Rauti, mantenendo però un rapporto costante con la base e con le nuove generazioni del movimento. Negli anni fu anche consigliere provinciale del MSI, confermando una presenza radicata nelle istituzioni locali prima del passaggio alla ribalta nazionale.

La svolta arrivò nel 1994, nel clima di profonda trasformazione della politica italiana seguito a Tangentopoli. Nel collegio uninominale di Bari Centro, Buccero fu eletto senatore nelle liste del MSI–Alleanza Nazionale, imponendosi in una competizione che segnò una cesura netta con il passato. L’elezione, maturata il 27 marzo 1994, lo collocò tra i volti della nuova destra parlamentare, in un Parlamento che si stava ridefinendo per assetti e leadership.

In quella stagione, Buccero fu considerato una figura di riferimento della compagine barese che, attorno a Pinuccio Tatarella, avrebbe inciso profondamente sugli equilibri politici degli anni Novanta. Un gruppo capace di coniugare radicamento territoriale, cultura di governo e ambizione riformatrice, dentro una destra che cercava legittimazione e centralità istituzionale.

Rieletto e attivo in Parlamento fino al 2006, Buccero ha attraversato più fasi della vita pubblica mantenendo un profilo coerente, spesso defilato dai clamori mediatici ma riconosciuto per la lealtà politica, il rispetto delle istituzioni e il legame con la sua città. Chi lo ha conosciuto ne ricorda la cordialità, la disponibilità al confronto e un tratto umano mai disgiunto dal ruolo pubblico.

Lascia la moglie Gigliola e la figlia Ambra. Con la sua scomparsa, Bari perde un testimone diretto di una stagione cruciale della propria storia politica e forense, e una figura che ha contribuito a delineare il volto della destra cittadina nel passaggio dagli anni Ottanta ai Novanta.

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