L’identità architettonica del Mediterraneo con le sue sfumature, esprime, attraverso manufatti, forme, volumi, colori, materiali, tecniche, quel complesso processo che determina l’atto del riconoscersi, dell’appartenenza a quella espressione culturale del luogo, frutto di mescolanze e civilizzazioni secolari.
Da ormai troppo tempo l’identità architettonica mediterranea è messa sotto scacco da processi di globalizzazione che uniformano e trasformano economie, paesaggi, culture, tradizioni, luoghi, all’insegna di un colore unico. Per preservarne la sua identità, è necessaria un’analisi, una valutazione approfondita, capace di determinarne appropriati interventi. L’architettura mediterranea è portatrice di storia, cultura, tradizione ma anche di valide soluzioni per il comfort ambientale in modo naturale ed economico: dal controllo della ventilazione naturale al controllo della radiazione solare. Essa, infatti, si propone come strumento fondamentale di una pedagogia orientata alla ricerca dell’essenziale, all’economia delle risorse e a una rigorosa opposizione allo spreco e allo sfruttamento dei territori.
Tra le varie tipologie costruttive, quella in “terra cruda”, risalente all’alba della civiltà, riveste un ruolo di assoluto rilievo. La materia prima è la terra argillosa addizionata ad inerti e talvolta anche a vegetali, mescolata con acqua e lasciata essiccare ed indurire al sole (da cui l’aggettivo cruda). Tale processo, ecologico, di mancata cottura costituisce risparmio energetico e conseguente assenza di CO2 nell’aria. Varie tecniche in terra cruda, diffuse in tutto il Mediterraneo, consentono di realizzare ogni tipo di costruzione: dalle piccole case, alle strutture difensive, sino alle parti di città di notevoli dimensioni. La qualità di queste costruzioni, per la loro stabilità e durata, ma anche per le loro caratteristiche, è stata garantita dalla costanza delle tecniche costruttive basate su conoscenze e procedure secolari tramandate. Il CraTerre (Centre International de la Construction en Terre) ha stimato che circa il 30% della popolazione mondiale viva in case di terra.
Di recente, le costruzioni in terra cruda sono diventate un importante oggetto di studio, non solo per documentarne la diffusione e le caratteristiche tecniche associate, ma anche per determinare i metodi di conservazione più appropriati e prospettive di nuovi usi. Questo metodo costruttivo è presente in diversi paesi del mediterraneo, soprattutto sotto forma di abitazioni, anche attraverso l’uso della terra battuta o adobe.
Su “Architettura della terra, tra conservazione e innovazione”, si è incentrato il programma europeo di mobilità studentesca, Erasmus+ KA131 “Student Mobility for Studies”, anno accademico 2023-24 (luglio-settembre 2024, online e in presenza).
Almograve, località marittima nel comune di Odemira, nella regione dell’Alentejo, lungo la costa sud-occidentale del Portogallo, caratterizzata dalla lunga tradizione della costruzione di case in terra cruda, che connota il paesaggio e l’identità del luogo, ha costituito il quartier generale del workshop di progettazione e costruzione (9-15 settembre).
Con il supporto organizzativo della Facoltà di Architettura dell’Università di Porto (FAUP), l’intero percorso formativo ha coinvolto laureandi, neolaureati e dottorandi di architettura di sette università italiane, spagnole e portoghesi: Politecnico di Bari, IUAV Venezia, Università di Chieti-Pescara, Università Politecnica di Valencia, Università di Granada, Nuova Università di Lisbona e Università di Porto, ateneo ospitante.
La delegazione d’architettura del Poliba, selezionata da apposito bando pubblico, è stata composta da: Antonella Ciarallo, laureanda di Barletta, Valentina Dell’Olio, neolaureata di Acquaviva delle Fonti; Martina De Cosmo, neolaureata di Putignano; Francesca Antonacci, neolaureata di Corato; Rocco Furio, neolaureato, di Bari; Martina Di Carlo, dottoranda, di Foggia; Jennifer Cutrì, dottoranda, di Campi Salentina, supportati dai proff. Loredana Ficarelli, Prorettrice Poliba, Francesco Defilippis, delegato all’Internazionalizzazione, Mariangela Turchiarulo, delegata al Placement e Comunicazione istituzionale.
Il workshop ha sviluppato attività di conoscenza, descrizione e progettazione su questo specifico tipo di costruzione in terra cruda. Suddivisi per gruppi misti, ognuno ha potuto partecipare a momenti di teoria e sperimentazione e presentare idee e proposte alternate a visite di studio a edifici di edilizia popolare ancora in uso; a ruderi di edifici in avanzato stato di degrado; a edifici di recente costruzione; a cantieri contemporanei e ai luoghi di estrazione dei materiali. Guidati da docenti e specialisti, è seguita, in ultimo, una apposita esercitazione sulle tecniche costruttive in un cantiere sperimentale con la creazione di manufatti in terra cruda.
