Un anniversario che scava nelle radici di un popolo e interroga la coscienza collettiva. Lunedì 30 marzo 2026, alle ore 17:30, lo Spazio 13 di Bari (via C. De Cristoforis, 8) ospiterà un importante incontro pubblico dedicato alla Giornata della Terra Palestinese, organizzato dal Comitato Art.11 “L’Italia ripudia la guerra”.

La data scelta carica l’evento di un significato storico eccezionale: ricorre infatti il 50° anniversario dei tragici eventi del 1976, quando le proteste contro la confisca delle terre in Galilea portarono all’uccisione di numerosi manifestanti. Quella mobilitazione diventò il simbolo universale del legame con la propria terra e della lotta per la dignità.

L’edizione di quest’anno proporrà un approfondimento geopolitico curato da Mimmo Lopez ed Enzo Telarico, con un focus specifico sulla situazione in Palestina e in tutta l’Asia occidentale all’indomani della complessa “tregua” di Gaza. L’obiettivo è analizzare gli equilibri precari di una regione che continua a essere l’epicentro di tensioni globali, cercando di tracciare prospettive future per il diritto all’autodeterminazione.

Accanto all’analisi politica, l’incontro darà spazio alla forza della narrazione umana. Jelly Chiaradia leggerà alcuni brani tratti dall’opera “Ho ancora le mani per scrivere”, una raccolta di testimonianze dirette dal genocidio a Gaza curata dal professor Aldo Nicosia. Queste voci, strappate al silenzio della distruzione, racconteranno la resilienza e il dolore di chi vive quotidianamente l’occupazione.

Il dibattito, coordinato da Andrea Catone, vedrà la partecipazione di un vasto parterre di esperti e attivisti, tra cui Bassem Jarban (Comunità palestinese di Puglia e Basilicata), Francesca Amoruso (Freedom Flotilla Italia), Angela Partipilo (Associazione Italia-Palestina) e rappresentanti delle realtà locali come Davide Marrone, Edgardo Pizzolo, Antonella De Renzo e Davide Guerra.

L’iniziativa non vuole essere soltanto un momento di commemorazione storica, ma un grido d’allarme sulle promesse internazionali non mantenute e sulla negazione dei diritti fondamentali. La “Giornata della Terra” viene così riletta come un’onda di consapevolezza che non si arresta, capace di unire diverse generazioni in un unico fronte per la giustizia e la pace.

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ViviBari
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