Si è insediata questa mattina a Bari, in una partecipata cerimonia nell’aula magna del Palagiustizia di piazza Enrico De Nicola, la nuova presidente della Corte d’Appello, la giudice Maria Mitola. Un passaggio istituzionale che assume un significato particolare: Mitola è la prima donna a guidare questo ufficio giudiziario nella storia del distretto barese.

Un incarico arrivato con voto unanime

La nomina di Mitola è stata deliberata dal plenum del Consiglio Superiore della Magistratura con voto unanime, nei mesi scorsi. La nuova presidente, 64 anni, ricopriva fino a oggi il ruolo di presidente della Prima sezione civile della Corte d’appello di Bari, e succede a Francesco Cassano, recentemente andato in pensione. Nella stessa seduta, il Csm ha inoltre nominato Lorenzo Gadaleta nuovo presidente della Prima sezione penale della Corte d’appello barese.

Il nome di Maria Mitola resta legato, nella memoria collettiva cittadina, a uno dei provvedimenti giudiziari più significativi della storia recente di Bari: la sentenza del 1999 con cui vennero dichiarati abusivi i palazzi di Punta Perotti, sul lungomare cittadino, un pronunciamento che diede avvio all’iter che avrebbe poi portato alla confisca degli immobili e alla loro successiva demolizione, in quella che è rimasta una delle vicende urbanistiche e giudiziarie più discusse della città.

Le parole della neopresidente sul significato della nomina

Nel suo intervento di insediamento, Mitola ha voluto inquadrare con precisione il significato della propria nomina, senza enfatizzarne la dimensione personale: “Considero questa nomina non un punto di arrivo ma un’assunzione di responsabilità. Il fatto che per la prima volta una giudice donna sia chiamata a presiedere questa Corte non è un traguardo personale ma ha certo un significato simbolico, perché è il segno della capacità delle istituzioni di evolversi e di riconoscere il valore delle persone oltre il genere, con l’auspicio che un giorno tale circostanza non debba più essere sottolineata perché divenuta ordinaria normalità”.

Una dichiarazione che restituisce bene il senso con cui la nuova presidente ha scelto di affrontare il proprio ruolo: non come celebrazione di un traguardo individuale ma come indicatore di un cambiamento più ampio nel modo in cui le istituzioni giudiziarie riconoscono merito e competenza, indipendentemente dal genere.

Intelligenza artificiale e giurisdizione: un equilibrio da costruire

Nel discorso di insediamento, Mitola ha toccato anche un tema che sta interessando sempre più da vicino il mondo della giustizia: il rapporto tra tecnologie innovative e attività giurisdizionale. La neopresidente ha parlato di una necessaria “apertura alle tecnologie innovative, in particolare l’intelligenza artificiale che vanno considerate risorse e non tabù”.

Un’apertura, tuttavia, accompagnata da un avvertimento chiaro sui limiti che questa innovazione deve rispettare: “Questa apertura non deve, però, far perdere di vista la funzione essenziale della giurisdizione che consiste nel comprendere i conflitti, valutare le responsabilità e tutelare le libertà. Nulla potrà mai sostituire il giudizio umano, perché nel processo lo Stato incontra concretamente la persona e in questo incontro si misura la qualità della democrazia”.

Un passaggio che si inserisce in un dibattito più ampio, non solo italiano, sul ruolo che l’intelligenza artificiale può e deve avere all’interno dei sistemi giudiziari: strumento di supporto e accelerazione dei processi ma senza mai sostituirsi al giudizio umano nei momenti in cui è in gioco la valutazione delle responsabilità individuali e la tutela dei diritti delle persone.

Le priorità del nuovo mandato

Al di là dei passaggi più simbolici del discorso di insediamento, la nuova presidenza della Corte d’Appello di Bari si annuncia orientata su alcune priorità operative ben definite: il potenziamento dell’organico giudiziario, gli interventi sull’edilizia giudiziaria e l’accelerazione dei tempi della giustizia. Tre ambiti che, da anni, rappresentano altrettanti nodi strutturali per il funzionamento degli uffici giudiziari italiani, e in particolare per un distretto come quello barese, chiamato a gestire un carico di lavoro significativo su un territorio esteso.

Un passaggio simbolico per la giustizia barese

L’insediamento di Maria Mitola si inserisce in un percorso più ampio di progressiva presenza femminile ai vertici delle istituzioni giudiziarie italiane, un fenomeno che negli ultimi anni ha interessato anche altri uffici di rilievo nazionale. Per il distretto di Bari, tuttavia, si tratta di un passaggio inedito, capace di assumere un valore che va oltre la singola nomina, per toccare il tema più generale di come le istituzioni pubbliche riconoscano e valorizzino la competenza professionale, indipendentemente dal genere di chi la esprime.

Come sottolineato dalla stessa Mitola, l’auspicio è che episodi come questo possano, nel tempo, smettere di essere percepiti come eccezionali, diventando piuttosto una normalità istituzionale consolidata. Un obiettivo che, per essere raggiunto, richiede un cambiamento culturale che va ben oltre la singola nomina ma che proprio da nomine come questa può trovare un punto di partenza concreto e riconoscibile.

La cerimonia di insediamento, descritta come partecipata, ha visto la presenza di numerosi magistrati ed esponenti del mondo giudiziario e forense barese, a testimonianza dell’attenzione riservata dal distretto a un passaggio istituzionale che, seppur nella sua dimensione formale, porta con sé un significato che travalica la singola vicenda personale della neopresidente, per toccare temi più generali legati alla rappresentanza e al riconoscimento del merito all’interno delle istituzioni pubbliche italiane.

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