Una conferenza stampa d’urgenza convocata di sabato mattina non è mai un evento di routine amministrativa. L’incontro con la stampa tenuto dal sindaco di Bari, Vito Leccese, nella giornata del 13 giugno segna un punto di non ritorno nella complessa e tesa transizione societaria della SSC Bari. La retrocessione in Serie C ha incrinato in modo definitivo i rapporti tra la proprietà (la famiglia De Laurentiis) e l’intera città, spostando il dibattito dal piano sportivo a quello aziendale e istituzionale.
L’intervento del primo cittadino ha avuto il pregio di riportare la discussione su un piano di realtà giuridica e amministrativa, delineando i confini entro i quali il Comune può esercitare la propria pressione strategica.
Il limite del potere politico: “Non posso cacciare i De Laurentiis”
Il passaggio più crudo dell’intervento di Leccese è stato quello dedicato alla chiarificazione dei poteri di un sindaco in una democrazia liberale. A chi invocava interventi di forza per allontanare l’attuale proprietà, il sindaco ha risposto in modo netto, ricordando che la SSC Bari è una società privata a tutti gli effetti.
Nessuna istituzione democratica possiede il potere di espropriare un bene privato ai suoi legittimi proprietari per motivazioni legate al tifo o all’insoddisfazione sportiva.
Tuttavia, il perimetro limitato dell’azione pubblica non equivale all’impotenza. L’amministrazione comunale possiede un’arma negoziale di formidabile impatto: la gestione delle infrastrutture pubbliche.
Lo stadio San Nicola e l’ultimatum per l’iscrizione in Serie C
La leva principale nelle mani di Vito Leccese è la concessione dell’uso dello stadio San Nicola. Attualmente l’impianto è tornato nella piena disponibilità del Comune, che lo sta concedendo in modo temporaneo per la stagione dei grandi concerti estivi.
La scadenza per iscrivere la squadra al prossimo campionato di Serie C è fissata per martedì 16 giugno. Per completare le procedure di iscrizione in base alle normative federali, la Filmauro ha l’obbligo di indicare un impianto di gioco ufficiale e autorizzato. Leccese ha deciso di negare la firma sulla lettera di disponibilità dell’impianto, vincolandola all’accettazione, da parte di Luigi De Laurentiis, di un percorso formale e vincolante di disimpegno.
Le condizioni poste sul tavolo della trattativa sono chiare:
- la presentazione di un piano industriale trasparente che preveda la cessione totale del club in tempi brevi e comunque antecedenti la scadenza normativa sulla multiproprietà del 2028;
- la nomina immediata di un nuovo management e di un direttore generale totalmente indipendenti dalle logiche e dalle sinergie con il Napoli;
- l’istituzione di un comitato di garanti di nomina istituzionale, incaricato di vigilare sulla concretezza delle trattative per la vendita.
Il nodo dei “sette fondi” e i possibili scenari
Durante le comunicazioni con il sindaco, l’attuale presidenza ha rassicurato l’amministrazione circa l’esistenza di contatti in corso con sette fondi d’investimento interessati all’acquisizione della società. Una rassicurazione verbale che il sindaco ha respinto, pretendendo la nomina formale di un advisor finanziario indipendente per gestire la transizione.
I prossimi giorni definiranno l’esito di questo stallo istituzionale. Gli scenari possibili si restringono drasticamente:
- L’accordo in extremis: la proprietà accetta le condizioni del sindaco, nomina un advisor, ottiene la firma per il San Nicola e avvia la transizione indipendente in Serie C, garantendo la serenità aziendale;
- L’esilio forzato: i De Laurentiis decidono di non cedere al diktat comunale e individuano un campo alternativo per iscrivere la squadra (come Monopoli, dopo il rifiuto tecnico di Altamura), consumando una rottura definitiva con il territorio e il suo tessuto economico;
- Il default sportivo e la rinascita: senza un campo autorizzato entro il 16 giugno, la SSC Bari non perfeziona l’iscrizione e scompare dal professionismo. In questo scenario estremo, il sindaco Leccese potrebbe appellarsi all’articolo 52 delle Norme Organizzative Interne della FIGC (NOIF) e indire un bando pubblico per riassegnare il titolo sportivo cittadino a una nuova cordata di imprenditori (locali o esteri), ripartendo dalle categorie dilettantistiche ma azzerando ogni vincolo con la passata gestione.
La partita in corso è complessa e richiede saldezza istituzionale. La gestione di questa crisi rappresenterà un caso di studio su come un ente pubblico possa tutelare un asset identitario del proprio territorio senza travalicare i confini del diritto privato aziendale.

