Il Teatro Kismet di Bari si prepara a ospitare uno degli appuntamenti più attesi e crudi della stagione teatrale. Sabato 28 marzo (ore 21:00) e domenica 29 marzo (ore 18:00), Emma Dante torna nel capoluogo pugliese con “L’angelo del focolare”, una messinscena che affronta il tema del femminicidio attraverso la lente deformante e grottesca tipica della sua estetica radicale.

Lo spettacolo, interpretato da Leonarda Saffi, Ivano Picciallo, David Leone e Giuditta Perriera, trascina lo spettatore all’interno di un perverso “girone infernale” domestico. La vicenda prende il via da un atto di violenza brutale: un marito uccide la moglie colpendola con un ferro da stiro. Tuttavia, nel mondo surreale disegnato dalla Dante, la morte non è una liberazione, bensì l’inizio di una condanna ripetuta. La donna, incastrata nell’immagine iconografica e soffocante dell’angelo del focolare, è costretta a rialzarsi ogni mattina nonostante la ferita mortale.

Il dramma si consuma nell’indifferenza di una famiglia che si rifiuta di credere alla sua fine: il marito continua a essere brutale, il figlio è prigioniero della propria depressione e la suocera, anziché condannare la ferocia del figlio, finisce per compatirlo. In questa routine fatta di moka da preparare e faccende da sbrigare, la protagonista muore ogni sera per poi ricominciare daccapo all’alba successiva. È la rappresentazione plastica di una violenza che non si esaurisce nel gesto estremo, ma si perpetua nel silenzio e nell’accettazione sociale dei ruoli.

“L’angelo del focolare” è il frutto di una mastodontica coproduzione internazionale che vede coinvolti, tra gli altri, il Piccolo Teatro di Milano, il Teatro di Napoli e numerose Scène Nationale francesi, a testimonianza del prestigio che la regista gode nel panorama europeo. Per la natura dei temi trattati e per le scelte registiche, la visione è consigliata a un pubblico adulto: lo spettacolo contiene infatti linguaggio esplicito, scene di violenza e l’uso di luci stroboscopiche che accentuano la tensione emotiva della narrazione.

Con questo lavoro, Emma Dante scuote le coscienze mettendo a nudo l’impossibilità del volo per chi è incatenato a una vestaglia e a un destino di servitù, trasformando il palcoscenico in uno spazio di denuncia necessario e vibrante.

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ViviBari
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