Mercoledì 15 aprile alla Mediateca Regionale il confronto tra “Persuasione” e “Cime tempestose”. Un’iniziativa dell’Università di Bari per riscoprire l’attualità politica e sociale delle autrici ottocentesche.
Jane Austen non è (solo) merletti e romanzi sentimentali. A scardinare l’immagine stereotipata della scrittrice inglese ci pensa “Storie che cambiano”, il progetto di Public Engagement dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, che per il 2026 mette al centro la natura “sovversiva” della Austen.
Il prossimo appuntamento è fissato per mercoledì 15 aprile alle ore 14:00, presso la nuova sede della Mediateca Regionale Pugliese (Parco Rossani). Si tratta di un gruppo di lettura pubblico, curato dalla prof.ssa Franca Dellarosa e dalla dott.ssa Carlotta Susca, aperto non solo al mondo accademico ma a tutta la cittadinanza.
L’incontro di mercoledì propone un corpo a corpo letterario tra due giganti dell’Ottocento: Jane Austen con il suo Persuasione ed Emily Brontë con Cime tempestose.
L’obiettivo è analizzare come queste autrici abbiano raccontato, con linguaggi opposti, il desiderio e il conflitto sociale:
- Jane Austen: l’ironia affilata come strumento di critica alle gerarchie economiche e di potere.
- Emily Brontë: la radicalità emotiva e la forza tragica che rompe ogni convenzione.
[Image showing two AI-generated artistic portraits: on the left, a classical and refined depiction of Jane Austen; on the right, a darker and more intense portrayal of Emily Brontë, symbolizing their different literary styles]
Il gruppo di lettura è solo una tappa di un percorso multidisciplinare più ampio. Il progetto, finanziato dal Patto Territoriale Sistema Universitario Pugliese, culminerà il 14 e 15 maggio 2026 con un Festival multimediale.
Tra le iniziative collaterali già avviate figurano una serie di podcast dedicati ai sei romanzi della Austen, una mostra bibliografica e la campagna social “Austen POP”, pensata per connettere l’universo ottocentesco con la Generazione Z. L’idea di fondo è che il “classico” non sia una reliquia polverosa, ma uno strumento critico vivo, capace di interrogare le strutture di potere anche nel 2026.

