Ieri pomeriggio, venerdì 9 ottobre, nella Sala Consiliare di Palazzo della Città, Bari ha parlato del proprio futuro. Amministratori, Politecnico, Regione Puglia e ordini professionali si sono ritrovati al convegno “Il nuovo PUG del Comune di Bari: l’atto di indirizzo”. Non è stato un seminario tecnico per pochi esperti. È stato un confronto su che cosa la città vuole diventare e su chi dovrà viverla, lavorarci e investirci nei prossimi decenni.

Un piano che deve tenere insieme esigenze diverse

Il Piano urbanistico generale, il PUG, è lo strumento che dovrà sostituire il vecchio Piano Quaroni. Il percorso è arrivato alla terza fase di confronto, prima ci sono stati gli Stati generali della rigenerazione urbana degli ultimi mesi. In quell’occasione le linee di indirizzo sono state illustrate ai cittadini dei cinque Municipi con la raccolta di suggerimenti e proposte.

L’incontro è stato co-organizzato dal Comune con l’Ordine degli ingegneri, l’Ordine degli architetti, il Collegio dei geometri, il Centro studi urbanistici CeNSU e la sua sezione barese, l’INU Puglia, l’Ordine dei geologi, l’Ordine dei dottori agronomi e forestali e l’Ordine dei biologi di Puglia e Basilicata. Per i professionisti iscritti erano previsti crediti formativi.

“Il piano urbanistico è un piano umanistico”

La cornice più ampia l’ha tracciata l’assessora alla Rigenerazione urbana e sociale, Giovanna Iacovone: “Dagli Stati generali della rigenerazione urbana sono emerse molte esigenze sintetizzate in un report corposo, divenuto poi l’atto di indirizzo approvato in Giunta. Quale futuro vogliamo per Bari, come possiamo migliorare la città che già viviamo? Il Pug vogliamo che risponda a questa domanda e che migliori la vita delle persone nell’ottica della democrazia e dell’uguaglianza, perché il piano urbanistico è un piano umanistico, tiene presenti le vite delle persone”.

Iacovone ha spiegato anche il perché della scelta di metodo: “Abbiamo cercato di andare oltre la singola opera e il singolo quartiere e anche oltre il tema individualistico delle trasformazioni edilizie. Questo Pug non può più seguire la logica dei primi del 900 come il vecchio Piano Quaroni che rispondeva solo alla logica della conformazione dell’uso dei suoli sulla base dei diritti di proprietà“.

La competenza al servizio della città

Gli ingegneri hanno offerto la propria disponibilità, come affermato dal presidente dell’Ordine, Vitantonio Amoruso: “Bari ha bisogno di essere rivista e noi ingegneri siamo pronti a mettere a disposizione la nostra competenza tecnica per arrivare, insieme alle istituzioni e alle altre professioni coinvolte, alle soluzioni più giuste per il futuro della città”.

L’economia: “tempi e regole certe”

Per il presidente della Fondazione Oiba, Beppe Bruno, l’auspicio è che «il nuovo piano si realizzi in tempi e con regole certe, condizione indispensabile per favorire nuovi investimenti sulla città. Le trasformazioni edilizie non sono solo una questione urbanistica, ma un vero e proprio asset economico per il territorio».

Il messaggio è chiaro per chi fa impresa. Un cantiere, una ristrutturazione o un nuovo insediamento hanno bisogno di sapere che cosa si potrà fare e in quanto tempo. Secondo il presidente “La sfida è costruire una strumentazione urbanistica dotata di regole flessibili, capaci di dialogare anche con le decisioni degli organismi sovraordinati”.

Perché riguarda tutti, non solo i professionisti

Il nuovo Piano Urbanistico Generale di Bari non può considerarsi questione da tecnici perchè riguarda la vita di tutti noi. Bari è cambiata, non ha raggiunto neanche lontanamente i 600 mila abitanti ipotizzati dal Piano Quaroni, anzi è ferma a poco più della metà. Tuttavia, oggi è il centro di un’area metropolitana da un milione di residenti ed è una realtà nel panorama turistico italiano.

Tutte considerazioni che concorrono a immaginare una città diversa che, nei prossimi decenni, dovrà avere una linea di indirizzo precisa. Ad esempio, sul consumo di suolo e sul recupero dell’esistente. Gran parte degli edifici, soprattutto in certe zone di Bari, sono da recuperare perchè vetusti ed energivori.

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