Il dibattito sul futuro del calcio italiano si fa sempre più acceso. Dopo l’ennesima delusione legata al percorso della Nazionale e alle difficoltà strutturali del sistema, si moltiplicano le voci che chiedono un cambio ai vertici della governance sportiva. Tra queste, si inserisce anche quella del deputato barese del Partito Democratico, Marco Lacarra, che interviene con parole nette, dopo la terza mancata qualificazione ai mondiali di seguito, sulla guida della Federazione.
“Il calcio italiano ha toccato il fondo”
Secondo Lacarra, il momento attraversato dal calcio nazionale non consente più letture morbide né rinvii. «Il calcio italiano ha toccato il fondo. Il presidente Gravina deve dimettersi e tutti i componenti del vertice della Federcalcio devono assumersi la responsabilità di aver privato generazioni di giovani italiani della loro nazionale ai Mondiali per tre edizioni consecutive».
Un riferimento diretto a una delle ferite più profonde per il movimento calcistico italiano: l’assenza ai Mondiali, che ha segnato una frattura non solo sportiva ma anche simbolica nel rapporto tra la Nazionale e i tifosi.
Il nodo della responsabilità
Nel suo intervento, Lacarra pone al centro il tema della responsabilità politica e gestionale. Non si tratta, nella sua analisi, di un episodio isolato ma di un problema sistemico che riguarda l’intera struttura del calcio italiano.
La richiesta di dimissioni non riguarda solo il presidente della Federazione ma si estende all’intero gruppo dirigente, chiamato a rispondere di una crisi che si trascina da anni.
“Serve una riforma radicale”
Il passaggio più rilevante riguarda però la prospettiva futura. Per il deputato barese, il punto non è soltanto cambiare i nomi, ma ridefinire il modello. «È giunta l’ora di una riforma radicale, che non tenga più conto di interessi politici o particolari ma che guardi finalmente al futuro del calcio italiano».
Un’affermazione che intercetta una critica diffusa: quella di un sistema spesso condizionato da equilibri interni e logiche che poco hanno a che vedere con lo sviluppo sportivo.
Giovani e settori giovanili al centro
Tra le priorità indicate da Lacarra c’è il rilancio dei settori giovanili. «Investire sui settori giovanili, puntare sui giovani e assicurare una maggiore presenza di talenti italiani nei campionati di vertice».
Un tema ricorrente nel dibattito calcistico nazionale, che riguarda la difficoltà di valorizzare i talenti locali e di garantire loro spazio nei campionati professionistici, sempre più internazionalizzati. Il riferimento è chiaro: senza un investimento strutturale sui giovani, il sistema rischia di perdere competitività e identità.
Trasformare la crisi in occasione
Nella parte finale del suo intervento, Lacarra invita a non limitarsi alla denuncia. «È nostro dovere trasformare questo dramma sportivo in un momento di rivoluzione vera». Una posizione che punta a trasformare la crisi in un’occasione di cambiamento, evitando che quanto accaduto venga archiviato senza conseguenze.
Il precedente del 2018 e del 2022
Il richiamo agli anni passati è esplicito: «Perché ancor più intollerabile di mancare di nuovo l’appuntamento con la coppa del mondo, sarebbe far finta che questo disastro non sia mai successo. Esattamente come accaduto dopo il 2018 e il 2022». Un passaggio che sottolinea come, secondo Lacarra, le occasioni di riforma siano già state mancate in passato, contribuendo ad aggravare la situazione attuale.
Un dibattito destinato a crescere
Le parole del deputato barese si inseriscono in un confronto che, nei prossimi giorni, è destinato ad allargarsi ulteriormente. La crisi del calcio italiano, infatti, non riguarda solo i risultati sul campo, ma investe temi più ampi: governance, formazione, sostenibilità economica e identità sportiva. Il punto, ora, è capire se le richieste di cambiamento si tradurranno in scelte concrete o resteranno, ancora una volta, parte di un dibattito destinato a spegnersi.

