La sesta “Cassetta Help” a Bari, questa volta al sesto piano del Tribunale, per incoraggiare le vittime di episodi di violenza a denunciare, a non rimanere chiuse in sé stesse.

Chi si occupa di contrasto alla violenza, di qualsiasi natura, come Tiziana Cecere, avvocata e presidente dell’associazione “Fermi con le mani”, sottolinea sempre che il primo problema consiste proprio nel superamento della paura di denunciare da parte della vittima.

Proprio così, la difficoltà iniziale è anche la più grande, vuoi per paura di essere giudicati oppure per il timore di non arrivare ad alcun risultato concreto. Per contrastare questo problema sono nate le cassette help che, nei giorni scorsi, hanno visto una nuova unità installata di fronte alla biblioteca degli avvocati, al sesto piano del Tribunale civile in piazza De Nicola.

Gli avvocati baresi, a cominciare dal Consiglio dell’Ordine e dal Comitato Pari Opportunità con Giovanni Stefanì e Giovanna Brunetti, con il patrocinio dell’Associazione Donne Giuriste Italia – sezione di Bari con la presidente Feliciana Bitetto, hanno promosso in maniera compatta questa nuova iniziativa. L’intento è quello di rendere più facile la denuncia, proprio nel luogo deputato a consentire ai cittadini di accedere alla Giustizia. Una destinazione facilmente accessibile dove lasciare una comunicazione così importante, come quella che può riguardare un caso di violenza, senza alcun timore.

Il video a margine della conferenza stampa

Negli ultimi anni si è assistito ad un’evoluzione dei casi di violenza. Con la diffusione sempre maggiore degli strumenti tecnologici si sono affacciate nuove modalità. La violenza non è solo fisica, può essere anche psicologica e sostanziarsi in varie forme. Dalla persecuzione allo stalking, fino a bodyshaming e cyberbullismo, ormai la differenza la fa quasi esclusivamente il mezzo, più che il fine. Allora serve una cultura del rispetto degli altri, soprattutto intervenendo sui più giovani, spesso vittime e carnefici.

Le piattaforme digitali non sono né buone né cattive, sono solo strumenti in grado di amplificare un messaggio. Di conseguenza, possono esporre una persona ad una gogna mediatica, ad esempio, con effetti mai visti in precedenza. Oggi, paradossalmente, il timore maggiore per i genitori non riguarda chi frequentano i propri figli fuori casa ma con chi si relazionano attraverso i propri smartphone, anche nel chiuso della cameretta.

Quel luogo domestico, che dovrebbe essere il più sicuro al mondo, possiede una porta di accesso ad un mondo non virtuale, perché è esistente, ma immateriale. Difficile da scandagliare perché la chiave di accesso ce l’ha solo la potenziale vittima che spesso non è disponibile a concederla.

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