C’è un dato che segna in modo netto le elezioni per il rinnovo dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Bari, in programma il 15 e 16 gennaio 2026: Ruggiero Pierno è candidato unico alla presidenza. Una scelta non scontata, soprattutto in una realtà ordinistica che oggi si presenta con una lista unitaria (non solo unica).
Un passaggio politico e professionale che Pierno rivendica come frutto di un lavoro lungo, non di un compromesso dell’ultima ora.
«Non parlerei di lista unica, ma di lista unitaria», chiarisce. «È il risultato di un percorso di dialogo e responsabilità, nato dalla consapevolezza che la categoria ha davanti sfide troppo importanti per continuare a dividersi».
Un profilo radicato nella storia dell’Ordine
Pierno non è un volto nuovo per l’Ordine barese. Alle spalle ha due mandati ordinistici, anche nel ruolo di segretario, che lui stesso definisce centrale nella vita dell’ente.
«L’Ordine di Bari, del resto, non è una realtà marginale: circa 3.000 iscritti, uno dei più grandi d’Italia, con un peso istituzionale che impone scelte di equilibrio. Oggi serviva un atto di maturità collettiva, arrivato anche grazie al sostegno del presidente nazionale, Elbano De Nuccio».
Giovani al centro, non come slogan
Il secondo punto del programma riguarda i giovani. Un tema che Pierno affronta con franchezza: «Il dato che ci deve preoccupare è che molti giovani si laureano e poi scelgono di non iscriversi all’Ordine. Questo significa che qualcosa non funziona».
Da qui la necessità di intervenire su formazione e accesso alla professione. «Abbiamo una scuola di alta formazione che prepara all’esame di Stato – ricorda – ma ha un costo. Io credo che la formazione di base non debba diventare una barriera economica». L’idea è quella di attivare sponsor e canali alternativi di finanziamento per ridurre drasticamente, se non azzerare, i costi per i tirocinanti.
Accanto alla formazione teorica, Pierno insiste sull’esperienza pratica. «I giovani devono entrare davvero nei processi professionali. Affiancare un professionista esperto a un giovane non è assistenzialismo, è un investimento sulla qualità futura della categoria».
Digitalizzazione sì ma con responsabilità
Il terzo grande tema è la digitalizzazione, intesa come realtà già presente negli studi. «Pensare di fermare l’innovazione è illusorio – afferma – l’intelligenza artificiale è già entrata nella professione».
Ma l’apertura non è acritica. Pierno mette in guardia da un uso superficiale degli strumenti digitali: «Le cronache ci restituiscono episodi di professionisti, di diversi ambiti, che affidandosi in maniera acritica agli strumenti tecnologici hanno compiuto errori professionali, anche gravi. Un rischio enorme per la credibilità della professione».
La linea proposta è chiara: tecnologia come supporto, non come scorciatoia. «Servono programmi affidabili, controlli rigorosi e soprattutto responsabilità. La firma resta del professionista, non dell’algoritmo».
Un Ordine che torni a essere riferimento
Sul fondo resta una riflessione più ampia sul ruolo del commercialista oggi. «Spesso veniamo percepiti come un obbligo da sopportare – osserva – quando invece dovremmo essere riconosciuti come un valore». Bari, secondo Pierno, ha tutte le condizioni per rilanciare la professione: «Il nostro territorio è dinamico, con un tessuto produttivo vivo. Sta a noi essere all’altezza di questo contesto».
La candidatura unitaria, in questa prospettiva, diventa un messaggio prima ancora che una formula elettorale. «La politica ordinistica deve fare il suo mestiere: rappresentare, tutelare, costruire visione», conclude.
Il voto di gennaio, dunque, non sarà soltanto un passaggio formale. Sarà una scelta sul modello di Ordine che i commercialisti baresi vogliono per i prossimi anni: più coeso, più attento alle nuove generazioni e capace di governare il cambiamento senza perdere etica e credibilità.

