Un tesoro musicale dimenticato torna finalmente a risuonare. Sabato 18 ottobre, alle ore 19.30, nella chiesa di San Pio X a Molfetta, sarà presentato in prima mondiale in tempi moderni il mottetto per tenore, archi e basso continuo Jam cessa, crudelis di Luigi Giuseppe Capotorti, compositore e violinista molfettese attivo tra Sette e Ottocento. L’evento rappresenta il momento culminante della terza edizione del Capotorti Music Festival, rassegna diretta da Nicola Petruzzella e organizzata dall’Associazione Capotorti di Molfetta, presieduta da Vito Giovanni Maria Mastrorilli, con l’obiettivo di rilanciare la figura di un artista di grande finezza e ancora poco conosciuto.

Un ritrovamento di valore storico e artistico

Il mottetto, dal titolo latino Jam cessa, crudelis (“Cessa ormai, crudele”), è stato rinvenuto e curato da Nicola Petruzzella, che ne ha realizzato l’edizione critica per Florestano Edizioni, con la collaborazione dell’editore Roberta Magarelli e della professoressa Emilia De Ceglia. Il manoscritto originale è conservato presso la Biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli, dove giunse nel 1927 per donazione del dott. Giovan Bernardino Tafuri.

«Capotorti fu figura di rilievo della scuola napoletana, dotato di una scrittura elegante e di grande sensibilità drammatica» spiega Petruzzella. «Il lavoro di trascrizione e contestualizzazione di questo mottetto ci permette di restituire al pubblico un frammento prezioso del nostro patrimonio musicale sacro».

Un capolavoro di equilibrio tra devozione e teatralità

L’opera, strutturata in tre sezioni vocali alternate a due recitativi secchi, si distingue per la coerenza tra testo e musica e per la raffinatezza del linguaggio armonico. La parte del tenore — scritta in chiave di soprano, secondo l’uso dell’epoca — è accompagnata da un ensemble cameristico che favorisce ampia espressività.

Il testo, di autore ignoto, assume i toni di una preghiera mistica rivolta a una figura celeste, probabilmente la Vergine Maria, invocata come “stella” luminosa. L’anima penitente chiede protezione e salvezza dal peccato, fino alla promessa di lodare Dio in eterno.

Nel primo numero, Jam cessa, crudelis in sol minore, l’agitazione spirituale trova espressione in contrasti dinamici e intensi, seguiti da un recitativo meditativo (O Summi conditoris). Il secondo brano, Aurae dulces, in la maggiore, si apre con un Largo di sapore mozartiano, poi evolve in un Allegro vivace che celebra la speranza e la fede. Il mottetto si conclude con Laeta voce, in sol maggiore, dove la luminosità della scrittura sottolinea la gioia della lode divina e chiude con un “Amen” di limpida bellezza.

Un progetto di valorizzazione culturale

Protagonisti della serata saranno il tenore Federico Buttazzo e l’Ensemble Luigi Capotorti, diretti dallo stesso Petruzzella. L’ingresso al concerto è libero, a conferma della volontà del festival di rendere accessibile a tutti un patrimonio culturale di grande valore.

L’operazione si inserisce in un più ampio percorso di riscoperta della musica di Capotorti, già al centro di recenti studi e incisioni. Come sottolinea Petruzzella nella prefazione dell’edizione critica, «questa pubblicazione non è solo un atto di ricerca, ma un invito alla riscoperta esecutiva. L’auspicio è che questo lavoro contribuisca a restituire a Capotorti il posto che merita nella storia della musica sacra italiana».

Con questo appuntamento, Molfetta celebra dunque uno dei suoi figli più illustri, offrendo al pubblico la possibilità di ascoltare, per la prima volta dopo oltre due secoli, una pagina dimenticata ma intrisa di bellezza e devozione.

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