La cena di Natale con gli sponsor, tradizionale appuntamento della società biancorossa, quest’anno ha avuto un sapore diverso. Meno festa, più attese. Meno sorrisi, più domande. Sul palco, il presidente Luigi De Laurentiis ha provato a rilanciare un messaggio di fiducia: «Il nostro gruppo è al lavoro per trovare un socio estero, spero di chiudere entro il 2026, abbiamo avviato diversi dialoghi».
Parole che, solo qualche stagione fa, avrebbero acceso l’entusiasmo della piazza. Oggi, invece, risuonano deboli, quasi fuori tempo. Gli stessi tifosi, da mesi in fermento, ricordano un dettaglio impossibile da ignorare: se il Bari dovesse centrare la Serie A, la multiproprietà imporrebbe alla famiglia De Laurentiis la cessione immediata del club. Un paradosso che rende complicato immaginare un progetto di lungo periodo da parte dell’attuale proprietà.
Un club senza futuro chiaro: la pazienza della piazza è finita
Il malcontento non riguarda solo i risultati sportivi, con una squadra che viaggia pericolosamente a ridosso della zona retrocessione e con uno stadio sempre più vuoto. La vera ferita è identitaria: i tifosi non percepiscono una visione, un impegno, un investimento reale.
E la sfiducia non arriva solo dagli spalti.
Anche chi, nelle istituzioni, scelse i De Laurentiis nel 2018 come garante per il futuro del Bari, oggi ha fatto un passo indietro. Sono passati sette anni dalla rinascita in Serie D e se il cammino iniziale è stato convincente, la gestione degli ultimi quattro anni ha lasciato un senso diffuso di incompiutezza.
Il sindaco Vito Leccese, dopo l’incontro dell’8 dicembre con una delegazione di ultras, ha usato parole chiare: il Comune non può imporre la vendita della società ma può pretendere chiarezza. Ha promesso un confronto formale con il presidente per capire — finalmente — quali siano le reali intenzioni della proprietà. La sensazione, ormai palpabile, è che la pazienza sia finita per tutti.
La realtà dei fatti: un Bari senza un progetto sportivo credibile
Sul campo, la squadra di Vivarini non decolla, anzi soffre. La zona playout è vicina, la tenuta mentale è fragile, il San Nicola si presenta sempre più spoglio. Il popolo biancorosso, abituato a sostenere la squadra anche nei momenti più neri, oggi appare stanco, disilluso, quasi rassegnato.
Il discorso di De Laurentiis agli sponsor — «Dobbiamo costruire un percorso e salire come abbiamo sempre fatto» — stride con la realtà di un club che non investe, non cresce, non comunica. Più che di un socio estero, Bari ha bisogno di una proprietà presenta, stabile e realmente ambiziosa.
Gli ultras: “Vogliamo sapere la verità”. Il Comune: “Servono risposte, non promesse”.
La manifestazione degli ultras in piazza Libertà ha segnato un punto di svolta. La città — unita, trasversale, compatta — ha chiesto una sola cosa: trasparenza. Non parole, non annunci, non slogan, ma fatti.
Leccese, a differenza del passato, non si è sottratto: ha ricordato che un sindaco non può forzare mani private ma ha riconosciuto che Bari merita rispetto e che la situazione non può più essere ignorata. La multiproprietà, gli investimenti mancati, la gestione tecnica discontinua: sono tutti nodi che oggi vengono al pettine.
I tifosi aspettano un investitore serio
A questo punto, il sentimento della piazza è netto: il ciclo dei De Laurentiis è arrivato al capolinea.
Non c’è più entusiasmo, non c’è fiducia, non c’è prospettiva. Anche l’annuncio di un ipotetico socio straniero entro il 2026 appare lontano dalle urgenze attuali. Il Bari ha bisogno di risposte adesso, non fra due anni.
Oggi, più che mai, la città chiede un investitore:
- solido economicamente;
- ambizioso sportivamente;
- strutturato a livello internazionale;
- capace di restituire dignità e futuro a uno dei club più importanti d’Italia.
Il San Nicola è uno stadio che merita la Serie A, così come i tifosi del Bari sono una tifoseria che merita la Serie A. La città stessa, in pieno rilancio nazionale e internazionale, è pronta per la Serie A ma la società non è all’altezza delle sue ambizioni.
Conclusione: si apre una fase decisiva
Le parole di Luigi De Laurentiis non cancellano mesi di contestazioni e anni di promesse mancate. La squadra è in difficoltà, il pubblico è distante, la politica chiede chiarezza e gli sponsor iniziano a porsi domande inevitabili.
L’impressione è che il vento sia cambiato e che il tempo degli annunci sia finito. Il futuro del Bari non dipenderà da un socio trovato in extremis: dipenderà dalla capacità di restituire alla città un progetto sportivo vero, con un proprietario che creda nel club tanto quanto lo fa la sua gente.

