Cresce il turismo e con esso crescono anche le entrate comunali legate alla tassa di soggiorno. Secondo un recente report elaborato dal Centro Studi Enti Locali, su dati Mef, Banca d’Italia e Istat, nel 2024 Bari ha incassato 3,6 milioni di euro, conquistando il primo posto tra i 50 Comuni pugliesi che applicano la tassa di soggiorno. Un dato significativo, se si considera che l’imposta è stata introdotta nel capoluogo pugliese solo nell’ottobre 2023.
L’introduzione tardiva della tassa a Bari non ha impedito un risultato da primato: il capoluogo ha superato realtà turistiche consolidate come Vieste (3,3 milioni), Lecce (1,8 milioni) e Fasano (1,4 milioni), sede del vertice G7. Un risultato che testimonia la crescente attrattività della città, ormai meta sempre più scelta da turisti italiani e stranieri.
Tassa di soggiorno: risorsa preziosa per migliorare i servizi
Ma la tassa di soggiorno non è un tributo qualsiasi: è una tassa di scopo, il cui gettito deve essere reinvestito esclusivamente in servizi legati al turismo. Accoglienza, informazione, manutenzione di infrastrutture, eventi culturali e promozione del territorio sono le voci su cui il Comune è ora chiamato a intervenire.
Con un tesoretto da 3,6 milioni di euro, l’amministrazione Leccese ha davanti a sé l’opportunità di rendere Bari ancora più accogliente e competitiva sul piano turistico, consolidando una crescita che non appaia altrimenti episodica. La sfida sarà garantire trasparenza e visibilità nell’uso dei fondi, così da dimostrare ai visitatori e ai cittadini che la tassa ha un impatto positivo e concreto.
Crescita generale in Puglia, ma Bari spicca
A livello regionale, il 2024 ha fatto segnare 23 milioni di euro di incassi complessivi, con un incremento del 30% rispetto al 2023. Merito anche dell’ingresso di Bari nel gruppo dei Comuni che applicano la tassa. Tuttavia, mentre molte località segnano un aumento, Vieste e Fasano hanno registrato cali: rispettivamente dell’1% e del 4%.
Restano comunque alte le performance di altre destinazioni come Monopoli (996 mila euro) e Polignano a Mare (943 mila euro), mentre Brindisi e Taranto si posizionano in coda tra i capoluoghi di provincia, con entrate rispettivamente di 443 mila e 440 mila euro.
Le prospettive per Bari
Con questi numeri, Bari è oggi a un bivio: può limitarsi a incassare o può cogliere l’occasione per ridefinire una strategia turistica ambiziosa, fondata su qualità, sostenibilità e coinvolgimento della comunità locale. Gli strumenti ci sono. Ora serve la volontà di investire quei 3,6 milioni per trasformare l’accoglienza turistica in un motore di sviluppo condiviso.

