Un ritorno alle radici, un tributo al passato, un messaggio per il futuro: è con queste emozioni che Alessandro Bernardi, fotografo e autore, ha inaugurato venerdì 23 maggio 2025 la sua mostra fotografica “I segni del ricordo”, nella suggestiva cornice della Casa del Mutilato di Bari, in largo Fraccacreta. L’esposizione, visitabile fino al 29 maggio, è composta da cimeli originali della Prima Guerra mondiale e soprattutto dagli scatti realizzati dallo stesso Bernardi nel corso di un lungo percorso di ricerca durato quattro anni.

Il progetto, che accompagna l’omonimo libro, è stato già presentato in diverse città italiane ma quella di Bari ha per l’autore un significato speciale: «Un’emozione essere qui, nella terra in cui sono nato, con persone che conosco e che sono venute a vedere questo lavoro», ha dichiarato Bernardi nel corso della presentazione, promossa dalla Fondazione Tatarella.

La memoria come responsabilità e come dono

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Il cuore della mostra è tutto nella volontà dell’autore di trasmettere la memoria della guerra alle nuove generazioni, in un’epoca in cui la rappresentazione dei conflitti è spesso mediata da videogiochi e narrazioni distorte. «Noi eravamo quelli che giocavano coi soldatini – racconta – oggi si gioca con i videogame. Ma la guerra non è finzione, è carne, dolore, silenzio e questo messaggio va condiviso».

In questo percorso lo ha affiancato spesso il figlio Daniele, presente anche in alcune immagini esposte: «Uno dei motivi per cui ho fatto questo lavoro è proprio per lui, e per quelli della sua generazione. Perché non dimentichino il dono ricevuto dal passato e per non commettere di nuovo quegli errori».

Storia personale, storia collettiva

La mostra è anche una narrazione intima, che intreccia la passione di Bernardi per la fotografia, la montagna e la storia, con la sua esperienza di ex militare. Un lavoro intenso e profondo, che ha richiesto anni di studio prima ancora di scattare la prima fotografia, e che oggi si traduce in un corpus visivo che unisce documentazione storica e sensibilità artistica.

«La fotografia – sottolinea Bernardi – è un mezzo potente per raccontare la verità. Per restituire una memoria silenziosa, ma necessaria». Una memoria fatta di immagini, lettere, volti, paesaggi di guerra, che diventano racconto universale.

Il silenzio dei reduci e l’urgenza del racconto

Una delle riflessioni più toccanti dell’autore riguarda proprio il silenzio che ha accompagnato i reduci della Grande Guerra: «I nostri nonni e bisnonni non parlavano, nascondevano tutto. Sono venuto a conoscenza di una cerimonia di reduci che si teneva una volta all’anno si riunivano, pranzavano insieme, e poi piangevano ma non raccontavano». Un dolore intimo e collettivo che si è tramandato come assenza di parole, ma che oggi rivive grazie a progetti come quello di Bernardi.

Una mostra per ricordare e per capire

“I segni del ricordo” non è solo una mostra fotografica: è un invito a guardare con occhi diversi il passato, a rileggerlo con consapevolezza, a tramandarlo con responsabilità. In un tempo in cui la velocità rischia di cancellare il senso della storia, questo progetto si fa strumento educativo e testimonianza civile. L’esposizione è visitabile fino al 29 maggio nella Casa del Mutilato di Bari (largo Fraccacreta), con ingresso libero.

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