Il teatro come strumento di rinascita: è questo il filo rosso che anima “Abbraccio”, il nuovo musical della Compagnia Divina, che ha registrato il tutto esaurito nelle due repliche all’Istituto Duse di Bari. Nato 20 anni fa all’interno della Parrocchia Madre della Divina Provvidenza, il progetto mette al centro giovani e adulti provenienti da contesti diversi, anche fragili, trasformando la scena in uno spazio di crescita e riscatto.
Un progetto solidale nato dal cuore della comunità
L’idea dello spettacolo è stata quella di unire arte e solidarietà: il musical prende spunto dalla parabola evangelica del Figliol prodigo, reinterpretandola in chiave moderna, e nasce senza fini di lucro per finanziare il restauro della chiesa parrocchiale, bisognosa di interventi urgenti.
“Dopo anni di pausa, abbiamo deciso di tornare in scena per un progetto concreto”, racconta Piero Quarto, regista e tra i fondatori della compagnia. “Siamo partiti in cinque persone, ma per realizzare un musical servono attori, ballerini, tecnici e aiuto-registi. Così abbiamo lanciato i casting e più di 50 persone hanno risposto, anche al di fuori della parrocchia”.
Teatro come riscatto personale
Tra i partecipanti ci sono anche ragazzi che affrontano difficoltà personali: giovani con storie familiari complesse o chi ha superato dipendenze e problemi sociali, trovando nel palco una nuova forza e un’occasione di riscatto. Grazie alla mediazione dell’ex consigliere municipale Stefano Franco, la compagnia ha potuto debuttare nel teatro dell’Istituto Duse, coinvolgendo oltre 200 spettatori alla prima del 21 dicembre, con biglietti simbolici destinati interamente ai lavori di restauro.
Il successo ha spinto la compagnia a una seconda replica il 18 gennaio, anch’essa sold out, confermando l’entusiasmo di pubblico e interpreti.
Uno sguardo al futuro
Numeri e feedback positivi hanno già aperto la prospettiva di una terza replica in uno spazio più capiente, tra teatri o cinema della città. “I fondi raccolti servono ancora a coprire i costi dei lavori, noi non ci siamo guadagnati nulla”, scherza Quarto. Ma la vera ricompensa è la possibilità di restituire qualcosa al quartiere che li ha visti nascere come compagnia e di continuare a trasformare il teatro in strumento di comunità, crescita e inclusione.

