Sabato 26 luglio, con gli spettacoli “Sfratto Celeste” e “Una conversazione con bagliori”, entrambe anteprime nazionali assolute, in programma a largo Albicocca, nel borgo antico di Bari, rispettivamente alle 20.30 e alle 22.15, prede il via la seconda edizione di “Response Festival”, progetto vincitore dell’avviso pubblico “Le Due Bari 2025” promosso dalla società cooperativa Teatro Stabile delle Arti Medievali.

La prima, con la drammaturgia e regia di Sara Sole Notarbartolo, vede impegnati in scena Marco Palumbo e Fabio Rossi, con le voci fuori campo di Francesca De Nicolais e Peppe Papa.

Questo spettacolo si interroga sui centri del Mezzogiorno che sono stati periferia e sulla attuale ricerca di equilibrio, che coinvolge una realtà come Bari Vecchia, tra fenomeni portati dal meccanismo della gentrificazione e mantenimento dell’identità. Si tratta di una commedia che non vuole fare statement o lanciare messaggi definitivi ma vuole piuttosto documentare la complessità di territori che da un lato cambiano pelle, molto spesso migliorando la qualità della vita ma che dall’altro avvertono la necessità di preservare la loro identità originaria, talvolta con tragicomica ostinazione. I costumi sono a cura di Gina Oliva e le scene di Antonia Cerullo.

A seguire ci sarà “Una conversazione con bagliori” trasposizione teatrale tra un’iconica conversazione di Gian Maria Cervo con l’amico Premio Nobel per la Letteratura 2023 Jon Fosse pubblicata da Franco Perrelli. Regia Riccardo Festa. Con Riccardo Festa e Noemi Francesca. Associazione La Dramaturgie e Associazione UrTeatro.

Questo spettacolo-performance è da un lato un omaggio al patrimonio materiale e immateriale normanno che pervade Bari, in particolare Bari Vecchia e la sua storia, e dall’altra un tributo all’impressionante lavoro svolto da Franco Perrelli studioso barese di adozione e anima del Dams di Bari, maggiore studioso scandinavista nell’ambito del teatro italiano e maggiore conoscitore dell’opera di Jon Fosse in Italia. Lo spettacolo ricostruisce i motivi per cui Jon Fosse avesse smesso di scrivere per il teatro per un lungo periodo e mette in luce la spiazzante onestà del grande autore norvegese, che emerge anche grazie al lungo rapporto di confidenza e amicizia con Gian Maria Cervo.

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