Sono lontani gli anni dell’espansione internazionale, della crescita inarrestabile e della quotazione a Wall Street. La Natuzzi, simbolo dell’industria del mobile imbottito pugliese e italiana, attraversa oggi una delle fasi più delicate della sua storia. Il piano industriale per il prossimo triennio, presentato dall’azienda lo scorso dicembre, prevede 497 esuberi, una cifra che ha fatto scattare l’allarme tra i sindacati e alimentato le preoccupazioni dei lavoratori.

Una vertenza che va ben oltre i numeri, perché tocca un pezzo identitario del tessuto economico e sociale della Murgia e dell’intera regione. Non a caso la crisi Natuzzi è già approdata a un tavolo ministeriale, con un nuovo confronto fissato al 4 febbraio 2026 presso il Mimit.

Il ruolo della Regione e il tavolo di crisi

Nel frattempo, lo scorso 9 gennaio, si è riunita la task force regionale per l’occupazione, guidata da Leo Caroli, alla presenza del neo presidente della Regione Puglia Antonio Decaro. Un incontro che ha fatto emergere timidi ma significativi segnali di ottimismo.

Al tavolo hanno partecipato anche le principali sigle sindacali nazionali e regionali, il sindaco di Santeramo Vincenzo Casone e Giampietro Castano, consigliere del Mimit per le politiche di riconversione industriale.

L’azienda, rappresentata dal fondatore Pasquale Natuzzi, dal direttore Enzo De Fusco e dai vertici delle risorse umane, si è impegnata a rivedere il piano industriale, valutando anche la possibilità di ridimensionare il numero degli esuberi, favorendo soluzioni come pensionamenti e prepensionamenti volontari.

Le parole di Decaro: “Non solo una crisi industriale”

Il presidente Decaro ha voluto sottolineare il valore simbolico della vertenza:
«Sanità e lavoro sono e saranno due priorità del mio mandato. La vertenza Natuzzi non è solo una crisi industriale, ma un pezzo di storia del nostro territorio e di una comunità che ha costruito, insieme all’azienda, un modello di sviluppo riconosciuto nel mondo».

Decaro ha ricordato come Natuzzi abbia rappresentato «una storia collettiva, scritta da donne e uomini capaci di portare il nome della Puglia nel mondo quando questa regione era ancora poco conosciuta», ribadendo l’auspicio di «continuare a scrivere questa storia, scongiurando esiti drammatici».
«Vorrei essere il presidente che contribuisce a dare continuità a una grande esperienza industriale e umana, non quello che assiste passivamente alla fine di una stagione di sviluppo», ha concluso.

“Esuberi zero” come obiettivo

Anche Leo Caroli ha parlato di un confronto con elementi di rilievo positivo:
«L’azienda ha riaffermato l’obiettivo degli esuberi zero, un punto fondamentale di rassicurazione per i lavoratori e per il territorio, considerando eventuali uscite solo su base volontaria».

Caroli ha spiegato che la Regione ha proposto l’avvio immediato di tavoli tecnici con Arpal, Sezione Lavoro e Dipartimento Sviluppo economico, per entrare nel merito degli investimenti e definire un progetto di rilancio industriale sostenibile, da riportare al centro del confronto sindacale. Parallelamente, è stata accolta positivamente la disponibilità dell’azienda a riprendere relazioni industriali strutturate.

Verso il confronto decisivo

Dopo i tavoli tecnici regionali, è previsto un ultimo incontro in Regione, prima del passaggio decisivo al Mimit il 4 febbraio 2026. L’obiettivo dichiarato da tutte le parti è arrivare a una soluzione condivisa, capace di tenere insieme le esigenze dell’azienda, la tutela dei lavoratori e il futuro di un intero territorio.

Per la Puglia, la vertenza Natuzzi resta un banco di prova cruciale: non solo per salvaguardare posti di lavoro, ma per dimostrare che una grande storia industriale può ancora trovare nuove strade di sostenibilità e rilancio.

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ViviBari
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