Parte venerdì 20 febbraio 2026, alle ore 15.00, nel Palazzo di Lingue dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro (via Michele Garruba 6), il ciclo di peer seminar “Jane Austen nel tempo”, primo tassello del progetto di public engagement “Storie che cambiano”, promosso dal Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica e coordinato scientificamente dalla prof.ssa Franca Dellarosa.

L’iniziativa culminerà il 14 e 15 maggio con un festival multimediale dedicato ad “Austen scrittrice ‘sovversiva’”, con l’obiettivo di restituire la complessità culturale, politica e letteraria della grande autrice inglese, superando stereotipi che la confinano a un immaginario esclusivamente sentimentale.

Un classico tra Shakespeare e intelligenza artificiale

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Il primo appuntamento, dal titolo “I classici nel tempo. Da Shakespeare a Austen passando per l’IA”, inaugura il percorso interrogando il concetto stesso di “classico”: cosa significa oggi? In che modo le opere del passato continuano a essere tradotte, adattate, riscritte e riformulate?

A introdurre e moderare sarà la prof.ssa Alessandra Squeo. Alessia Cisternino, con l’intervento “Remediating the Classics”, analizzerà i processi di rimediazione che consentono ai testi canonici di migrare dal libro al cinema, dalla serialità televisiva al web. Il caso di Jane Austen si rivela emblematico: un’opera capace di rigenerarsi nel tempo senza perdere identità.

Elisabetta Ostuni, con “AI under Investigation. Re-generating Stories with Jane Austen”, affronterà invece le implicazioni critiche, etiche e filologiche della generazione automatica dei testi, ponendo interrogativi sulla ridefinizione di autorialità e canone nell’era dell’intelligenza artificiale.

Regency England e modernità letteraria

Il percorso proseguirà giovedì 26 febbraio (ore 15.40, Aula 8) con “Regency England: frivolezza e impegno nel mondo di Austen”, introdotto dalla prof.ssa Dellarosa e dalla dott.ssa Carlotta Susca. Il seminario esplorerà le tensioni politiche e sociali dell’Inghilterra della Reggenza, andando oltre l’immagine elegante e mondana dell’epoca.

Alessia Tricasi analizzerà il ruolo della moda come codice sociale nei romanzi austeniani, mentre Luisa Piscitelli proporrà una rilettura di Mansfield Park alla luce del dibattito abolizionista, facendo emergere le implicazioni imperiali e coloniali del testo.

Giovedì 5 marzo (ore 14.00, Aula 11) il focus si sposterà sulla ricezione novecentesca con “Intertextualities: Kipling, Woolf e Austen”, introdotto dalla prof.ssa Maristella Gatto in collaborazione con il Centro Interuniversitario di Ricerca “Forme e Scritture della Modernità (CIRM)”.

L’incontro metterà in dialogo Austen con Rudyard Kipling e Virginia Woolf, mostrando come la modernità letteraria abbia contribuito a ridefinirne il ruolo nel canone.

Un progetto transmediale verso il festival di maggio

I peer seminar sono parte di un progetto più ampio e multimediale che comprende:

  • un podcast in sei puntate, dedicato ai romanzi di Austen e alla loro ricezione contemporanea;
  • gruppi di lettura su opere originali e riscritture;
  • una mostra bibliografica in biblioteca;
  • la campagna social “Austen POP – From Jane A to Gen Z”, con contenuti pensati per avvicinare la Generazione Z alla scrittrice attraverso linguaggi visivi e digitali.

“Storie che cambiano” si configura come spazio di confronto intergenerazionale e interdisciplinare, in cui il classico viene inteso come organismo vivo: non reliquia del passato, ma laboratorio critico per comprendere il presente.

In questa prospettiva, Jane Austen emerge come voce capace di interrogare strutture sociali, rapporti di potere e trasformazioni dei media, dimostrando come i grandi testi continuino a cambiare – e a farci cambiare – nel tempo.

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