Oggi, al Teatro Petruzzelli, si è svolta la prima tappa meridionale della mobilitazione di Coldiretti a difesa del Made in Italy, con la partecipazione di circa 3.000 agricoltori provenienti da tutta la Puglia. Tra i presenti, il presidente nazionale Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo, a testimonianza dell’importanza strategica dell’iniziativa.
L’area esterna al teatro si è animata di trattori, bandiere, palloncini gialli e tendoni con maxischermi, creando un grande momento di visibilità per i produttori agricoli e per le loro richieste. L’attenzione si è concentrata sulla tutela dei prezzi e sulla lotta alla concorrenza sleale dei prodotti esteri, che spesso arrivano sui mercati italiani a costi inferiori a quelli di produzione locale.
La Puglia è stata sottolineata come uno dei territori più vulnerabili agli arrivi di grano, olio e ortofrutta extra UE, con effetti diretti sui redditi degli agricoltori. Coldiretti ha evidenziato la necessità di rafforzare i controlli alle frontiere e di promuovere i contratti di filiera, strumenti essenziali per garantire sicurezza economica ai produttori e sostenere la qualità nazionale.
Particolare attenzione è stata rivolta al settore ortofrutticolo. I carciofi di Brindisi, ad esempio, sono pagati appena 5 centesimi al pezzo per uso industriale, mentre sul mercato il prezzo di vendita supera 1,5 euro. La concorrenza arriva soprattutto da prodotti esteri, come i carciofi egiziani, le cui importazioni sono cresciute del 30% nei primi dieci mesi del 2025, spesso coltivati con pesticidi vietati in Europa. Situazioni analoghe riguardano broccoli (-25%), biete (-18%), finocchi (-21%), e altre colture come clementine, sedani e patate.
Anche l’olio extravergine d’oliva è sotto pressione: l’aumento delle importazioni, in particolare dal prodotto tunisino venduto a 3,5 euro al chilo, ha generato fenomeni di dumping, con prezzi che scendono al di sotto dei costi di produzione. Una problematica particolarmente sentita in Puglia, definita da Coldiretti “l’uliveto d’Italia”, regione già duramente colpita dalla Xylella, con quasi 21 milioni di piante compromesse.
La mobilitazione di oggi a Bari rappresenta dunque un appello concreto alle istituzioni e ai consumatori: tutelare il Made in Italy significa salvaguardare le filiere locali, la qualità dei prodotti e il futuro degli agricoltori pugliesi.

