Custodire la memoria per trasformarla in consapevolezza civile. È questo il senso profondo dell’incontro pubblico dedicato al Giorno della Memoria, svoltosi il 5 febbraio 2026 nell’aula consiliare comunale, durante il quale la comunità di Toritto ha reso omaggio alla figura di Michele Cataldo, artigliere torittese deportato nei campi di prigionia nazisti durante la Seconda guerra mondiale.

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L’iniziativa, promossa dal Comune di Toritto, si inserisce nel percorso istituzionale volto a ricordare le persecuzioni nazifasciste e a trasmettere alle nuove generazioni i valori del rispetto, della convivenza civile e della dignità umana. Un momento di riflessione condivisa che ha visto una partecipazione numerosa di giovani, studenti e cittadini.

Ad aprire l’incontro sono stati i saluti del sindaco Rotunno, che ha ringraziato la famiglia Cataldo per aver scelto di condividere una storia tanto dolorosa quanto preziosa. La vicesindaca Marianna Scarangella ha poi sottolineato come la memoria non sia solo uno sguardo al passato, ma uno strumento essenziale per costruire un futuro più umano e consapevole. Il parroco ha invitato i presenti a fondare la propria vita sul riconoscimento dell’altro e sul valore del rispetto reciproco.

Dopo l’intervento del professor Pellegrino, dedicato al ruolo della propaganda nei regimi totalitari, l’attenzione si è concentrata sulla figura di Michele Cataldo, esempio concreto di come le grandi tragedie della storia attraversino anche le vite delle comunità locali.

La storia di Michele Cataldo

Nato nel 1921, Michele Cataldo fu arruolato nel 1940 nel 9° Reggimento Artiglieria. Dopo la leva a Foggia, nel 1941 venne inviato prima sul fronte africano e successivamente su quello greco, nella città di Avrio, combattendo al fianco delle truppe tedesche allora alleate.

L’8 settembre 1943, con l’armistizio, segnò una svolta drammatica: come migliaia di militari italiani, Cataldo fu catturato dai tedeschi. Il 14 settembre venne arrestato e deportato in Germania, iniziando il viaggio nei convogli diretti ai campi di prigionia.

Fu internato nello Stalag XII A di Limburg e poi nello Stalag IV F in Sassonia, dove visse condizioni estreme di fame, lavori forzati e violenze sistematiche. Un’esperienza disumana, condivisa da migliaia di internati militari italiani, spesso dimenticati per decenni dalla memoria collettiva.

La liberazione arrivò l’8 maggio 1945, con l’avanzata delle truppe alleate. Dopo un lungo periodo di ricerche, Michele Cataldo riuscì a tornare a Toritto. Nel 1960 gli venne conferita la Croce al Merito di Guerra, a riconoscimento delle sofferenze patite.

La forza degli scritti e della memoria familiare

Tra i momenti più toccanti dell’incontro, la testimonianza del figlio di Michele Cataldo, che ha letto alcune pagine del quaderno personale del padre. Parole semplici ma potentissime, capaci di restituire la brutalità della prigionia, la fame, la paura e la speranza ostinata di tornare a casa.

Un racconto che ha colpito profondamente gli studenti dell’Istituto Comprensivo Bosco–Manzoni di Toritto e del Liceo Scacchi di Bari, presenti all’iniziativa e coinvolti in un percorso educativo pensato per trasformare il ricordo in responsabilità civile.

Una memoria viva per il presente

L’incontro ha ribadito come la memoria della Shoah e delle deportazioni non possa ridursi a una commemorazione rituale. È invece un impegno quotidiano, che passa attraverso l’educazione, l’ascolto delle testimonianze e la capacità di riconoscere i segnali dell’odio e della discriminazione.

La storia di Michele Cataldo, da memoria familiare e locale, diventa così patrimonio collettivo: una lezione di storia e di umanità che parla soprattutto ai giovani, invitandoli a non dimenticare e a difendere, ogni giorno, la dignità dell’essere umano.

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