Una serata densa di idee, emozioni e nuove prospettive sul ruolo delle donne nella storia del pensiero si è svolta ieri al Piccolo Teatro San Giuseppe di Toritto. L’occasione è stata la presentazione del volume Filosofe. Dieci donne che hanno ripensato il mondo di Francesca Romana Recchia Luciani, evento promosso dal Presidio del Libro di Toritto con il sostegno del Comune e della Regione Puglia. A dialogare con l’autrice, l’Assessora alla Cultura Marianna Scarangella; a chiudere la serata, la performance teatrale Vis à Vis di Milena Pericoli, un monologo che ha scavato nelle dinamiche dell’identità e dell’alterità lasciando la platea in un eloquente silenzio meditativo.
Un atto di giustizia culturale
Il libro di Recchia Luciani, come emerso nel corso della presentazione, va oltre la dimensione biografica per proporsi come un gesto di riparazione nei confronti della storia del pensiero. «Non è un libro sul “pensiero femminile”», ha chiarito l’autrice, «ma sul mondo visto da chi è stato escluso». Le dieci filosofe raccontate – da Simone Weil a Hannah Arendt, da Maria Zambrano ad Audre Lorde, fino a Silvia Federici – non rappresentano eccezioni da collocare in appendice ai manuali di filosofia, bensì pilastri di un sapere universale che per decenni, se non secoli, è stato marginalizzato.
A emergere è un pensiero che non separa la vita dalla riflessione, che costruisce teorie partendo dall’esperienza concreta: Weil dalla fabbrica, Arendt dall’esilio, Zambrano dalla poesia, Lorde dalla lotta intersezionale, Federici dalla storia del lavoro invisibile delle donne.
Filosofia come vita, lotta e resistenza
Durante l’incontro, Recchia Luciani ha ricordato come la filosofia abiti molte forme: non solo saggi sistematici, ma lettere, diari, romanzi. Zambrano fonde poesia e ragione, Lou Andreas-Salomé esplora l’eros in testi ibridi, Weil fa della scrittura quotidiana un esercizio di pensiero radicale.
Particolarmente intenso il passaggio dedicato a Silvia Federici e alla campagna Wages for Housework, che negli anni Settanta smascherò la natura politica del lavoro domestico non retribuito. La sua analisi – secondo cui il capitalismo si regge sulla forza lavoro invisibile delle donne – è stata ripresa come chiave di lettura ancora attuale delle diseguaglianze economiche.
Non meno attuali le parole di Audre Lorde, che denunciava il rischio di una libertà “parziale”, costruita a misura di chi già gode di privilegi. «Di quale libertà stiamo parlando?», chiedeva Lorde: una domanda che risuona forte nell’epoca dei femminismi frammentati.
Anche il mondo dell’arte è entrato nel dibattito: Carla Lonzi e Carla Accardi sono state ricordate come simboli della resistenza femminile in un ambiente che per lungo tempo ha escluso le voci delle artiste, relegandole ai margini del canone.
Le voci della serata e il “sapere dell’animo”
L’Assessora Marianna Scarangella ha definito il libro un “atto di desilenziamento”, ricordando che non si tratta di aggiungere un capitolo alle storie della filosofia, ma di riscriverle. In particolare, ha citato Maria Zambrano e il suo “sapere dell’animo”, una filosofia che invita ad abitare la verità più che a possederla, ad ascoltare piuttosto che definire.
Il teatro incontra la filosofia: Vis à Vis
La serata si è conclusa con Vis à Vis, la performance di Milena Pericoli che ha dato corpo e voce ai temi dell’incontro. Attraverso una recitazione intensa e fisica, Pericoli ha trasformato concetti astratti come identità, alterità e relazione in esperienza sensibile. Ciò che è rimasto al pubblico, nei minuti di silenzio seguiti al monologo, è la consapevolezza che la filosofia non è solo parola scritta, ma anche gesto, corpo, emozione.
Una filosofia capace di futuro
Il messaggio emerso dall’evento è chiaro: la filosofia non appartiene a un genere, ma a chi pensa, osserva, si interroga. Le dieci filosofe raccontate da Recchia Luciani ci invitano a un pensiero attento – nel senso più alto dato da Simone Weil, per cui l’attenzione è “la forma più rara e pura di generosità”. La filosofia, hanno ricordato le protagoniste della serata, è prima di tutto un esercizio di vita. E, come ha dimostrato la performance finale, può manifestarsi anche attraverso il silenzio che segue una parola necessaria.

