La scelta di Rossano Sasso segna uno strappo politico netto, personale prima ancora che partitico. Il deputato pugliese, alla seconda legislatura e tra i fondatori della Lega al Sud, ha annunciato l’uscita dal partito di Matteo Salvini per aderire al nuovo progetto politico guidato dal generale Roberto Vannacci, in aperta contrapposizione con l’attuale linea leghista.

Una decisione maturata, spiega Sasso, «dopo mesi di riflessioni, per me non scontate e semplici», e motivata da un dissenso politico profondo: «Ho deciso di uscire dalla Lega per ragioni politiche, in dissenso con un gruppo che non sento più mio e nel quale sento di non essere più utile». Parole che certificano una rottura non improvvisa, ma sedimentata nel tempo, fino alla percezione di essere ormai «ai margini del progetto politico leghista».

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Sasso rivendica un percorso lungo e accidentato. «Sono stato nel 2014 uno dei fondatori del movimento politico di Matteo Salvini al Sud, quando fare politica per la Lega nel meridione era impresa proibitiva», ricorda, parlando di anni segnati da «difficoltà, rinunce, discriminazioni, violenze e aggressioni dei centri sociali», oltre a derisioni e isolamento. Un impegno che definisce animato da una «spinta emotiva e ideale fortissima», dentro un progetto «rivoluzionario, identitario e sovranista» che oggi, a suo giudizio, «non esiste più».

Nel suo lungo intervento, il deputato evita lo scontro personale con Salvini, al quale riconosce gratitudine per le opportunità ricevute: «Il mio percorso politico con Matteo Salvini termina qui». Ma chiarisce anche che la sua non è una scelta di convenienza: «Se avessi voluto fare una scelta di convenienza sarei rimasto dove sono», forte – sottolinea – di un’attività legislativa che gli avrebbe garantito una candidatura solida.

Tra i punti di frattura, Sasso cita esplicitamente i temi identitari e culturali. «Ho denunciato per primo i pericoli dell’ideologia gender nelle scuole», afferma, spiegando di non condividere quella che definisce una «svolta nella visione politica della Lega», oggi incompatibile con le sue posizioni. «Poiché non sono compatibile, tolgo il disturbo».

Il passaggio al progetto di Vannacci viene raccontato come un ritorno alle origini ideali: «Nella mia vita non ho mai rinunciato alla mia libertà per questioni di calcoli», dice, richiamando la propria formazione giovanile e citando Ezra Pound: «Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui». Da qui la scelta finale: «Esco dalla Lega e scelgo di seguire il Generale Roberto Vannacci nella sua battaglia identitaria e sovranista. Memento audere semper».

Resta ora la domanda politica, inevitabile e tutta da verificare: quanto peserà davvero il nuovo partito di Vannacci nello scenario nazionale? E soprattutto, questa scommessa identitaria garantirà a Rossano Sasso un futuro parlamentare, o si rivelerà un rischio pagato fino in fondo, coerente con le sue idee ma privo di ritorno elettorale?

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